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Mense scolastiche, il Comune abbassa il costo per le fasce più basse

Il Comune abbassa il costo delle mense scolastiche per le fasce di reddito più basse. Questa la sostanziale novità proposta dalla Giunta, come il vice sindaco Maura Ruggeri ha illustrato nel corso del Consiglio Comunale. In particolare, per chi ha un reddito Isee inferiore a 10.000 euro, il prezzo passa da 5 a 3,75 euro giornalieri. Questa decisione è subordinata, come ha spiegato il vice sindaco, all’introduzione dell’Isee anche nel servizio di mensa. “Una decisione raggiunta perché abbiamo riscontrato un allarmante abbandono o utilizzo parziale della mensa da parte di bambini che provengono da famiglie di certe fasce sociali – ha spiegato Ruggeri -. Pare che il prezzo abbia infatti pesato sulle famiglie socialmente svantaggiate”. Si è quindi voluto fare una scelta “che promuova il riavvicinamento alla mensa. Abbiamo scommesso su un intervento di welfare e quindi sulla possibilità di riconquistare una utenza che si giova, dal punto di vista educativo e sociale, di questa condizione che per legge è una condizione scolastica”. Bisogna ricordare che la compartecipazione del Comune alla tariffa scolastica è di 0,49 giornalieri per bambino (il costo complessivo è 5,49).

Si è parlato anche delle rette: la scelta dell’amministrazione è quella di semplificare le fasce tariffarie di compartecipazione “andando a eliminare la tabella che riguarda le famiglie con un solo genitore lavoratore, che è penalizzante rispetto alla situazione delle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano” ha chiarito il vice sindaco. “Il servizio educativo degli asili nido non è semplice servizio a domanda individuale o di custodia. Si privilegia quindi non solo l’aspetto conciliativo ma quello delle ricadute che un servizio ben organizzato può avere, in termini educativi e affettivi”. Per questo la Giunta ha voluto togliere qualsiasi penalizzazione rispetto all’accesso al servizio da parte di quelle famiglie in cui i genitori non lavorano entrambi.

Maura Ruggeri ha ricordato che le attuali tariffe dei nidi sono state introdotte dalla passata amministrazione nella primavera 2014, a correzione del provvedimento dell’anno precedente, quando le tariffe erano state notevolmente aumentate. “Le difficoltà a sostenere le rette del nido avevano portato per effetto della crisi e per il rincaro eccessivo delle rette nel 2013 avevano portato drastico calo della presenza di bambini, che erano passati da 232 a 122. Ora proponiamo una tabella che va in continuità con questa ultima modifica, poiché essa ha portato già da quest’anno un aumento degli iscritti (da 122 a 177). Con il proseguimento della situazione attuale facciamo un investimento sul futuro e scommettiamo sull’aumento della domanda”.

Laura Bosio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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