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Stalking a studentessa 'Costretta a farmi accompagnare dai prof'

Un anno di terrore, quello trascorso tra il 2012 e il 2013 da Maria e dall’ex fidanzato Davide (i nomi sono di fantasia), oggi 21enni, tormentati  da Marco, 40 anni, ex fidanzato della ragazza, finito sul banco degli imputati con l’accusa di stalking. Entrambe le presunte vittime si sono costituite parte civile attraverso l’avvocato Lena Oliari. I guai sono iniziati quando Maria ha lasciato Marco e si è messa con Davide. Per l’accusa, il 40enne, che non accettava la fine della relazione, avrebbe cominciato a tormentare la coppia con  telefonate, pedinamenti, appostamenti e minacce di morte.

All’epoca Maria frequentava l’ultimo anno di scuola. “Me lo ritrovavo sempre alla fermata dell’autobus”, ha raccontato la ragazza al giudice Pio Massa. “Per evitarlo sono stata costretta a cambiare autobus e a prenderlo alle 6,50 invece che alle 8, arrivando un’ora prima a scuola. Lui comunque mi seguiva, ha scritto frasi anche sui muri della scuola. All’intervallo stavo in classe e all’uscita i miei professori mi dovevano accompagnare alla fermata dell’autobus”. In aula, Maria ha raccontato il suo incubo: “Marco seguiva me e il mio fidanzato: quando eravamo in auto cercava di farci andare fuori strada, ci superava e poi frenava di colpo”. Alla fine, Maria è stata costretta a lasciare Davide: “avevo paura per lui”. La giovane ha raccontato delle minacce: “‘metto le mani addosso prima a lui e poi a te, tu devi essere solo mia’”, mi diceva, e “poi i continui pedinamenti e le telefonate”: “chiamate a distanza di 10 secondi l’una dall’altra”, ha ricordato Maria, “ricevevo anche 50 telefonate al giorno, anche di notte”.

A processo è stata sentita anche la testimonianza di Davide, che con Maria aveva iniziato la relazione il primo novembre del 2012. “Il 25 dicembre ero in un locale”, ha raccontato il giovane. “Lui mi ha telefonato e mi ha detto che mi voleva vedere”: ‘vieni che ti ammazzo, che ti faccio io gli auguri’. “Io non sono andato e dopo un po’ lui mi ha raggiunto. Ha fatto per venire contro di me, ma sono intervenuti i buttafuori  che l’hanno fermato”. E ancora, Davide ha raccontato di un’altra volta in cui Marco lo aveva afferrato per la felpa e aveva spinto Maria a terra, facendola cadere”. “Il 31 dicembre”, ha continuato il giovane, “eravamo in casa quando abbiamo sentito una macchina che continuava a sgommare avanti e indietro. Tra il gennaio e l’agosto del 2013 me lo trovavo ovunque: si affiancava alla mia macchina, cercava di tagliarmi la strada, quasi tutti i giorni passava sotto la mia abitazione, una sera dieci volte di fila. In agosto l’ho denunciato perché non ce la facevo più, ma lui è andato avanti. Me lo trovavo al supermercato e sul posto di lavoro: con il suo quad giallo e nero era un continuo andare avanti e indietro”. “Io e Maria”, ha spiegato ancora Davide, “abbiamo fatto lunghi periodi a non uscire di casa, avevamo il terrore di trovarcelo davanti”.

All’imputato, a processo difeso dall’avvocato Stefania Maccalli, era stato vietato avvicinarsi a Maria, a Davide, ai loro parenti e ai loro amici. Un divieto che è stato rispettato, “anche perché”, come ha spiegato Davide in aula, “Maria per sei mesi era andata in Piemonte con i suoi genitori, ma quando è tornata lui ha ricominciato”. “Oggi va un po’ meglio”, hanno spiegato al termine dell’udienza i due ragazzi che dopo la fine della relazione sono rimasti amici. Si torna in aula con altri testimoni il prossimo 15 ottobre.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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