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Allo Zini scoperta targa in memoria del calciatore Staccione

Una targa a ricordo di Vittorio Staccione (Torino, 9 aprile 1904 – Gusen-Mauthausen, 16 marzo 1945) giocatore della Cremonese nella stagione 1924/25, è stata scoperta alla Stadio “G. Zini”, zona Tribuna centrale. L’iniziativa, realizzata in stretta collaborazione con il Comune di Cremona nel 70° anniversario della Liberazione, è stata promossa dal Panathlon di Cremona nell’ambito delle celebrazioni per il 60° della sua fondazione. Vittorio Staccione è stato infatti individuato come il simbolo dello sport che, anche in anni e in eventi tragici e difficili, ha fornito il proprio contributo per la democrazia e la libertà. L’iniziativa ha ottenuto, tra l’altro, il sostegno e il patrocinio della Presidenza della FIGC, de La Gazzetta dello Sport, del Torino, della Fiorentina e della Fondazione Museo della Fiorentina. Nel corso della cerimonia la violinista Barbara Broz ha eseguito un brano musicale con il “violino della Shoah” (proveniente da un campo di concentramento nazista e donato da Carlo Alberto Carutti al Comune di Cremona nel gennaio scorso) che racconta per tutta l’Europa una storia di dolore e di profonda speranza.

La targa è un dono del maestro scultore Mario Coppetti che, con i suoi 102 anni, rappresenta ancora con vitalità impressionante l’anima antifascista della nostra città. Partigiano, professore che ha insegnato lo spirito libero ai propri allievi per intere generazioni, amministratore di Cremona negli anni ’60, politico sempre disponibile alla ricerca del dialogo, nel rispetto delle differenti idealità, tra i mondi contrapposti del cattolicesimo e del socialismo. Nella ricorrenza del 70° della Liberazione, dopo aver donato alla città una ‘pietà laica’ collocata il 25 aprile scorso nella Cappella ai Caduti per la Libertà del Civico Cimitero, Mario Coppetti ha accolto la richiesta del Panathlon, donando alla città quest’opera che unisce sport e libertà e che ricorda un uomo, Vittorio Staccione, definito “simbolo dell’impegno sociale, civile e politico; lottò sui campi della vita per la libertà e la fratellanza degli uomini”.

Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, il presidente del Panathlon Cremona Cesare Beltrami, il Presidente del CONI Lombardia Oreste Perri, le massime autorità cittadine e illustri esponenti del mondo dello sport a livello provinciale, regionale e nazionale.

“Il percorso della memoria – ha detto il sindaco – ci dice che cosa siamo e che cosa vogliamo essere. Oggi è una tappa importante di questo percorso. Una cosa della vita di Staccione voglio sottolineare: il dolore ha colpito questo giocatore antifascista e lui ha deciso di rispondere al dolore dando la propria vita per la comunità, lottando per qualcosa che vale. Consegniamo ai giovani questa targa e consegniamola soprattutto a noi adulti perché se allora c’è stato Staccione, oggi questa società ha bisogno di adulti così, testimoni capace di dire che l’interesse privato non vale se non commisurato all’interesse della comunità, al bene comune”.

Vittorio Staccione, nato a Torino il 9 Aprile 1904, di famiglia operaia viene notato da Enrico Bachmann, famoso giocatore del Torino e viene inserito nelle giovanili della squadra granata. Esordisce in prima squadra nel febbraio 1924 contro l’Hellas-Verona. Nel campionato seguente viene prestato alla Cremonese dove gioca 25 partite in Prima Divisione Nord. Al termine del campionato i grigio-rossi giungono settimi e Staccione viene ripreso dal Torino dove l’anno successivo disputa 18 gare. Dal 27 al 31 approda alla Fiorentina dove conta ben 94 presenze e dal 1931 al ’34 termina la carriera al Cosenza in serie B. Finita l’esperienza calcistica, torna a fare l’operaio alla FIAT di Torino. Fu proprio in quel periodo che Staccione maturò la sua convinta adesione all’antifascismo, tanto da essere ben presto notato e schedato dall’OVRA, la polizia segreta fascista. Il pericolo ormai incombente non lo fece però desistere dall’impegno contro un regime che aveva portato il Paese in guerra e alla fame: il 13 marzo 1944 fu catturato insieme al fratello Francesco dalle SS e, dopo essere stato portato a Verona, fu internato nel campo di sterminio di Gusen-Mauthausen il 28 dello stesso mese. Etichettato come oppositore politico, gli fu tatuato sul braccio il numero di matricola 59160. Nel lager Vittorio Staccione riuscì a resistere un anno, nel corso del quale fu ripetutamente percosso dalle SS. Proprio nel corso di uno questi pestaggi riportò una profonda ferita alla gamba destra che, mal curata, causò setticemia e cancrena e lo portò infine alla morte proprio pochi giorni prima che le truppe alleate riuscissero a liberare il campo.

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