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Ricatti sessuali: già decine di casi alla polizia, professionisti nel mirino

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E’ ondata di raggiri o tentati raggiri a sfondo sessuale e i malviventi si fanno pure più scaltri, tendendo trappole sempre più studiate e prendendo di mira professionisti. Alla polizia postale continuano ad arrivare segnalazioni di ricatti o di tentativi di ricatti. Principalmente da parte di chi è stato contattato via Skype e convinto da presunte ragazze anglofone, magari con qualche scusa, ad attivare la webcam per videoconversazioni successivamente diventate piccanti e compromettenti, registrate di nascosto dall’altra parte della linea e utilizzate per chiedere soldi in cambio della non pubblicazione in rete. Complessivamente negli ultimi sei mesi agli uffici della polizia postale di via Verdi sono giunte decine di segnalazioni, buona parte da vittime effettivamente cadute nel tranello e danneggiate economicamente da azioni estorsive.

C’è chi è stato più cauto e, sentendo puzza di inganno, non ci è cascato. L’ultimo caso di questo tipo risale alla notte fra venerdì e sabato ed è stato portato a conoscenza dei poliziotti mercoledì mattina. Nel mirino è finito, con un metodo articolato, un professionista cremonese. “Sono stato contattato in un primo momento via Facebook, e non via Skype, da un profilo femminile, una ragazza apparentemente di origini straniere ma residente in città, con alcuni amici in comune. Non parlava inglese come spesso ho sentito che avviene, parlava italiano, anche se con qualche difficoltà”, spiega il professionista, un consulente assicurativo 30enne di Cremona. Dalla ragazza, dopo un “ciao” iniziale, una presentazione e in pochi minuti l’invito ad accendere la webcam e a passare su Skype per chiacchierare. “Allora ho chiesto chiarimenti sul perché dell’attivazione di una videconversazione”, prosegue il 30enne. La risposta parla di un invito su Skype per “divertirsi” e ancora più esplicitamente per “sesso virtuale”. “Insospettito dalla situazione logicamente non ho accettato e nella mattinata di mercoledì mi sono recato alla polizia postale per segnalare l’accaduto”, conclude il cittadino. L’utilizzo dell’italiano dimostra un’organizzazione maggiore rispetto ai casi descritti recentemente. Inoltre nelle ultime settimane più professionisti sono finiti nel mirino (vedi link in basso): sembra che i delinquenti 2.0 stiano facendo più attenzione nella scelta delle vittime, magari studiando nel dettaglio i profili presenti in rete.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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