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Rubò salsiccia 'Molto rumore per nulla' Non c'era la querela

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Nella foto, l’avvocato Giancarlo Rosa

Si potrebbe definire con il titolo della celeberrima commedia teatrale di Shakespeare, ‘Molto rumore per nulla’,  il caso del pensionato di 83 anni affetto da Alzheimer condannato a pagare 11,250 euro per aver rubato in un supermercato una confezione di salsicce del valore di 1,76 euro. “Non doversi procedere per mancanza di querela”. Questa la sentenza pronunciata questa mattina dal giudice Francesco Beraglia che ha derubricato il reato da furto con destrezza, consistito nell’aver occultato la merce nei pantaloni, al furto semplice, reato che necessita la querela. La querela era stata effettivamente presentata, ma riporta la firma del gestore di filiale del supermercato, il quale, però, per legge, non ha titolo per farlo. Toccava al legale rappresentante della società. Il giudice ha quindi considerato nulla la querela esistente, facendo cadere tutte le accuse nei confronti dell’imputato.

“Bisognerà comunque attendere la motivazione del giudice”, ha fatto sapere l’avvocato difensore Giancarlo Rosa, che al magistrato aveva chiesto la non punibilità per incapacità totale di intendere e di volere dovuta all’Alzheimer, presentando il certificato redatto dal neurologo dell’anziano. Il pm onorario Silvia Manfredi, invece, aveva proposto di applicare la nuova legge 131 bis: la non punibilità per particolare tenuità dell’offesa, una disciplina che si applica a tutti quei reati per i quali è prevista la sola pena pecuniaria o la pena detentiva non superiore a cinque anni. Alla fine il giudice ha deciso diversamente, non considerando valida la querela e chiudendo definitivamente il caso che aveva destato non poco scalpore in città.

Un caso che risale al 23 giugno del 2010, quando il pensionato era entrato in un supermercato della città e all’uscita era stato fermato con la confezione di salsicce. Il 16 aprile del 2013 l’anziano si è visto riconoscere le attenuanti generiche e comminare 45 giorni di carcere, tramutati in una pena pecuniaria di 11,250 euro. Né il pensionato né il familiari hanno poi fatto opposizione, e 15 giorni dopo la pena è diventata definitiva. Alla fine di gennaio, con l’arrivo dell’ingiunzione di pagamento, la figlia si è rivolta all’avvocato Rosa, il quale, il 9 febbraio scorso, ha chiesto che il procedimento venisse riaperto sulla base del certificato medico con cui 15 giorni prima del furto il neurologo aveva certificato l’Alzheimer. Il 24 marzo successivo il gip ha accolto l’istanza del difensore e “rilevato che tale stato patologico non era stato indicato negli atti”. L’ultimo atto è stata l’emissione del decreto di giudizio immediato con la fissazione del processo previsto per oggi, conclusosi con il pronunciamento del giudice Beraglia del non doversi procedere per mancanza di querela.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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