Commenta

Poletti a Cremona: solo demagogia, banalità e inganni

Lettera scritta da Gigi Rossetti

Siamo in tanti e tante a sentirci indignati per la violenta volgarità di troppi passaggi dell’intervento del Ministro del Lavoro Poletti, l’altra sera nel suo show cremonese. Banalità, luoghi comuni, riferimenti strampalati e analisi da bar in una demagogica salsa “strapaesana” a sorreggere una visione politica che in tutto e per tutto si è ormai appiattita sul peggiore dogmatismo dei pasdaran dell’ideologia neoliberista.

In queste ore, ignorando e contrapponendosi al pronunciamento democratico con cui la grande maggioranza dei cittadini greci ha preso in mano il proprio futuro, il ricatto della trojka porta l’attacco finale alla resistenza civile del popolo greco e al coraggioso tentativo del nuovo governo di Alexis Tsipras. Strangolando il primo paese che prova costruttivamente a spezzare il totalitarismo finanziario di questa europa-fortezza dell’esclusione, le sedicenti “istituzioni”, prive di qualsiasi mandato popolare e senza alcun controllo democratico, vogliono impedire il contagio democratico del nuovo impegno di cittadini, movimenti, governi che mettono finalmente in discussione quell’ottusa ideologia austeritaria che sta distruggendo il modello sociale europeo. E il Ministro Poletti è in perfetta sintonia con i satrapi di questa anti-Europa di Lorsignori.

Raffrontare la democrazia praticata dal Governo di Alexis Tsipras, che per la prima volta in Europa ha dato la parola e la decisione ai cittadini sulle politiche di austerità, alla torsione autoritaria del populismo dall’alto con cui il governo Renzi sta distruggendo quel che resta della legalità costituzionale e dei diritti sociali e ambientali in questo Paese, sarebbe fin troppo facile per smascherare il Ministro Poletti.

Ma c’è di più: non è accettabile che un Ministro della Repubblica, anzichè rispettare la sofferenza dei greci e rendere omaggio alla straordinaria manifestazione di partecipazione democratica del referendum, faccia ricorso alla menzogna demagogica nel contrapporre gli interessi del popolo italiano a quelli del popolo greco. E’ ormai noto a tutti che i fondi europei destinati al “salvataggio” della Grecia sono andati quasi interamente (oltre il 90%) alle grandi banche private (in parte greche, in parte europee, tedesche e francesi in particolare) e non certo al popolo greco. Un popolo che ha dovuto subire prima la degenerazione affaristica della classe politica di governo ad alimentare un sistema di clientelismo, corruzione, grande evasione fiscale da parte dei ceti più abbienti e dell’èlite economico-imprenditoriale del paese; e poi l’aggressione predatoria dei grandi gruppi finanziari europei e globali, accompagnata e sostenuta dall’intervento della Troika (FMI, BCE, UE) con i suoi diktat autoritari e ricattatori a imporre indiscriminatamente politiche di austerità ultraliberista, tanto violente quanto fallimentari. Portando uno Stato sull’orlo del default e la maggioranza dei cittadini (dalle classi popolari ai ceti medi impoveriti) prima alla perdita dei diritti fondamentali e infine alla fame, con una devastazione sociale fin qui sconosciuta in Europa in termini di disoccupazione, carenza di assistenza sanitaria, miseria diffusa.
Un popolo colpito – in condizioni differenti – dalle stesse dinamiche, dalle stesse politiche, dagli stessi poteri che stanno colpendo il popolo italiano, i lavoratori e i pensionati, i giovani e i precari, le minoranze e le fragilità.

In tutto questo, l’Italia renziana – dal governo nazionale al famigerato semestre di presidenza italiana dell’Ue – rivela definitivamente tutta la propria inconsistenza politica e la propria irrilevanza sul piano europeo e internazionale, con un presidente del consiglio ridotto al ruolo di zerbino di Juncker e Merkel e dei loro committenti Draghi e Lagarde.

Non ci si poteva aspettare altro, da un governo insediato dai poteri forti sovranazionali – in continuità e radicalizzazione del “lavoro sporco” dei suoi precedenti – per realizzare compiutamente in Italia l’agenda del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea, centri di potere della globalizzazione capitalistica privi di qualsiasi mandato democratico e controllo popolare, irresponsabili socialmente e ambientalmente verso l’Umanità e il Pianeta.
Non ci si poteva aspettare altro, da un governo che porta l’attacco finale a quel che resta della Costituzione, dal sistema di garanzie democratiche alla profezia di eguaglianza e libertà di cui è l’ultimo baluardo. Che con la legge sulla “Cattiva Scuola” persevera nell’opera di distruzione della scuola pubblica, spalancando le porte alla sua aziendalizzazione e gerarchizzazione di classe. Che con il decreto “Spacca Italia” regala il territorio alla speculazione e alla cementificazione indiscriminata, svende il patrimonio pubblico e privatizza i beni comuni, contraddicendo apertamente la scelta fatta dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani con il Referendum sull’Acqua (e non solo).
E a chi gli chiede di mafia capitale, il signor Ministro risponde che sì, insomma, ‘sti immigrati non capiscono bene che cos’è la cooperazione e fanno dei casini: Peccato che a tavola – ma soprattutto al tavolo degli affari – con Buzzi e Carminati non c’erano i migranti, c’era Lui, il signor Poletti nella sua precedente veste di Presidente della Lega Coop.

E allora, davvero, non ci si poteva aspettare altro da un Ministro contro il Lavoro che anche a Cremona ha sfoderato tutto il suo ottuso e vecchio armamentario ideologico neoliberista, con in più un piglio padronale che come Lui nessuno mai.
Il centro della società? L’impresa privata. L’interesse generale? La somma algebrica risultante dal libero scatenarsi degli interessi individuali. Il criterio regolatore della convivenza? La legge del più forte. Gli avversari delle magnifiche sorti e progressive del Governo Renzi? Manco a dirlo, i lavoratori e i precari in lotta, i sindacati, i movimenti sociali, gli intellettuali.. i “Gufi”, insomma. Tutti e tutte noi che non rinunciamo all’esercizio critico della cittadinanza attiva e della democrazia partecipativa.

In questa visione allucinata e allucinante del mercato autoregolantesi quale unico sovrano, semplicemente, “la società non esiste” come diceva la Signora Thatcher e la comunità e le relazioni umane sono pervase dal dominio della mercificazione assoluta. E’ la negazione finale di un secolo di progresso civile e sociale, di qualsiasi tentativo di affermazione dei principi e dei valori dell’Umanesimo, del Cristianesimo, del Socialismo.

E’ la premessa di questa Europa-fortezza dell’esclusione sociale, costruita passo dopo passo dai governi di larghe intese, dalla Germania all’Italia, alla Commissione Europea presieduta da quel Juncker referente diretto della speculazione finanziaria ed espressione immediata di un paradiso fiscale in piena Europa. Popolari e Socialisti Europei si rendono indistinguibilmente corresponsabili di questo scempio, anche oggi con l’approvazione semi-clandestina del TTIP (un trattato di “libero scambio” tra UE e USA destinato a sconvolgere regole e condizioni della vita dei cittadini europei) imposto nel segreto e senza dibattiti aperti nei Parlamenti, con i cittadini e le organizzazioni sociali (dagli ambientalisti agli agricoltori, dai sindacati agli artigiani, largamente critici).
Un’anti-Europa del totalitarismo finanziario, della concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di una oligarchia politico-affaristica, della riduzione della partecipazione democratica e della desertificazione della società civile, dello smantellamento dei diritti di cittadinanza e della precarizzazione del lavoro e della vita, della predazione dell’ambiente e della dissipazione delle risorse, dei nuovi muri e delle segregazione delle minoranze, delle stragi nel Mediterraneo e delle guerre neocoloniali.
Mentre Lorsignori portano l’Europa al disastro, solo la mobilitazione dei Cittadini e dei Popoli d’Europa può cambiare e salvare l’Unione Europea dalla deriva tecnocratica e neoliberista che ne sta rinnegando l’ispirazione democratica e la promessa solidale.

Ma intanto, qui e ora, non ci si può aspettare altro da un Ministro contro il Lavoro che con il Jobs Act porta l’attacco al cuore dello Statuto dei Diritti e della Dignità dei Lavoratori, impone nei fatti il licenziamento senza giusta causa quale nuovo fulcro dei rapporti tra impresa e cittadino-lavoratore. E punta oggi al bersaglio grosso finale: far saltare il contratto collettivo nazionale di lavoro, per sbaraglare definitivamente qualsiasi possibile autodifesa collettiva dei lavoratori e delle lavoratrici, offrendoli quale ennesima ed estrema merce sacrificale all’arbitrio del dominio unilaterale dell’impresa, delle sue logiche, del suo ceto dirigente strapagato.
Arrivederci, signor Ministro Poletti: l’altra sera era solo, tra i suoi pochi intimi e silenti amici e il suo show non ammetteva repliche. Ma stia sereno: una nuova sinistra di cittadinanza e del lavoro, dei diritti e delle libertà, della giustizia e della democrazia sta nascendo in tutta Europa, da Syriza in Grecia a Podemos in Spagna, dal Sinn Fein in Irlanda alla Linke in Germania, e anche in Italia, con l’avvìo del percorso costituente di una nuova sinistra unitaria e plurale dal basso. Prima o poi, nei luoghi di lavoro e di vita, nelle strade e nelle piazze, nel Parlamento e nel Paese ci incontreremo ancora. E allora dovrà sentirla, la voce forte dei cittadini liberi ed eguali. Che è la stessa voce del popolo Greco. Poletti? OXI, grazie!

Gigi Rossetti
Llibero cittadino di un’altra Europa

© Riproduzione riservata
Commenti