Cronaca

Il caso Cristina Mazzotti: le "indagini" di Stefano Nazzi stregano il Ponchielli

Protagonista il noto giornalista de "Il Post", che ha portato al teatro cittadino il nuovo capitolo di "Indagini Live"

Lo spettacolo "Indagini Live" al Ponchielli
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È il 30 giugno 1975. Siamo vicino a Eupilio, in provincia di Como.
Una ragazza di 18 anni viene rapita da una banda di criminali mentre viaggia in auto verso la villa di famiglia, insieme al fidanzato e a un’amica.

La giovane viene portata in una cascina e rinchiusa per 27 giorni in una buca in cemento, all’interno di un garage: profonda un metro e 45 centimetri, lunga due metri e 65, larga un metro e 55. Per respirare, solo una cannuccia di plastica del diametro di cinque centimetri. I rapitori chiedono un riscatto alla famiglia: cinque miliardi di lire.

È la storia del sequestro di Cristina Mazzotti, la prima donna rapita e uccisa dalla mafia. Una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso il pubblico del Teatro Ponchielli, sold out per l’occasione, e che è stata raccontata tra aneddoti, suspense e fotografie storiche da Stefano Nazzi.

Giornalista de ‘Il Post’, Nazzi è noto al grande pubblico per il podcast true crime ‘Indagini‘, diventato per l’occasione uno spettacolo teatrale che sta attraversando l’Italia.
“A teatro racconto la storia di Cristina Mazzotti – spiega – una storia terribile, perché fu trattata in modo disumano e impensabile. Ma racconto anche il contesto di quegli anni, il grande e vigliacco business della criminalità organizzata: i sequestri di persona. Ci sono stati periodi in cui i numeri, soprattutto nella nostra regione, la Lombardia, sono impressionanti”.

‘Indagini’ nasce nel 2021 dall’idea di raccontare la cronaca in modo diverso rispetto a quanto avviene abitualmente in Italia.
“Spesso – aggiunge Nazzi – la narrazione è molto basata sull’emotività e sulla sensazione. In Indagini ho cercato di spiegare l’origine dei fatti, di metterli in ordine e di raccontare cosa è successo dopo, anche sul piano processuale e persino oltre i processi”.

Negli anni il podcast ha raccolto un ampio consenso di pubblico e critica, confermando il crescente interesse per il filone del true crime.
“Sono storie che ci fanno paura – osserva Nazzi – e proprio per questo ci avviciniamo a esse vivendo una paura controllata. Non capiamo davvero perché alcuni esseri umani compiano azioni così malvagie, e cerchiamo di comprenderlo. Proviamo empatia per le vittime e, talvolta, ci ergiamo a giudici anche quando non abbiamo ancora tutti gli elementi, mentre le indagini sono in corso».
In questo progetto porto tutta la mia esperienza – conclude – quello che ho imparato su come si racconta la cronaca e, forse, anche su come non bisognerebbe raccontarla”.

Negli ultimi anni Nazzi è approdato anche in televisione: prima con Delitti in famiglia su Rai 2, poi con la collaborazione a Belve Crime di Francesca Fagnani. Nell’estate scorsa è stato inoltre protagonista su Rai 3 con Il Caso. Altri progetti potrebbero essere annunciati a breve.
Prestissimo sarò di nuovo in televisione con un nuovo progetto – conferma – ma per ora non posso parlarne: non per scelta mia, ma per regole precise”.

Al termine dello spettacolo, accolto da applausi a scena aperta, Nazzi si è trattenuto nel foyer per salutare il pubblico: foto, autografi e un arrivederci alla prossima ‘indagine’.

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