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Investita dall'amante Il gip: 'Brutale ed insensata aggressione'

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Il giudice Beluzzi

“Si è trattato di una brutale ed insensata aggressione”. Così scrive il giudice Pierpaolo Beluzzi nelle 12 pagine di ordinanza che ha portato in carcere il 28enne romeno Vaniel Costache, difeso dall’avvocato Guido Priori, con l’accusa di lesioni personali gravissime nei confronti dell’amante, una connazionale di 30 anni.

Nella vicenda è indagato per lo stesso reato in concorso il cugino Bogdan Florin Crumpei, 26 anni, cugino di Vaniel, attualmente irreperibile, ritenuto responsabile di aver guidato la Mercedes e di non aver fermato la marcia quando la vittima è stata scaraventata giù dall’auto. Gli investigatori ritengono che la mattina del 25 maggio scorso, in via Sesto, Vaniel, seduto sul sedile passeggero insieme alla connazionale, abbia aggredito dopo l’ennesima lite la ragazza, spingendola con violenza fuori dall’abitacolo e facendola finire sull’asfalto. La donna, finita con il volto sotto la ruota, ha riportato numerosissime fratture, “con conseguenze”, si legge nel capo di imputazione, “che allo stato attuale possono essere indicate in termini di elevata probabilità nella deformazione permanente del viso e nell’indebolimento permanente dell’organo della masticazione, del senso della vista, del senso dell’udito e della parola”. Il 28enne romeno è anche accusato di calunnia, per aver incolpato, pur sapendolo innocente, il fratello Vergel, dicendo che era lui al volante della Ford Focus della ragazza e che era stato lui ad investirla.

Il giudice non crede alla versione dei fatti sostenuta dai due fratelli, che avevano omesso di parlare della Mercedes e della presenza del cugino. Un racconto definito nell’ordinanza “incongruente e contraddittorio, tale da farlo ritenere del tutto inattendibile”, fa notare il giudice, secondo il quale “l’assenza di calzature ai piedi della donna appare poco compatibile con una sua fuoriuscita volontaria dall’autovettura”. Una versione dei fatti smentita dalle dichiarazioni della stessa vittima, sottoposta a diversi interventi di chirurgia plastica. Appena è stata in grado di parlare, la donna, che con il connazionale aveva una relazione clandestina, essendo entrambi sposati, ha spiegato che quella sera, insieme a Vaniel, a suo fratello e al cugino era stata ad una festa in provincia di Pavia e che al rientro era scoppiato un litigio per motivi di gelosia a bordo della Mercedes tra lei e l’amante. Alla guida c’era il cugino di Vaniel.

“Eravamo quasi giunti nel luogo dove avevo parcheggiato la Ford Focus – sono le parole della ragazza riportate nell’ordinanza – quando, forse spazientito dalle mie incessanti richieste, Vaniel ha iniziato ad urlarmi ‘vattene via’, ed apriva lo sportello posteriore destro, dalla parte dove sedevo io, e mi spingeva verso la strada nonostante la macchina fosse in movimento…ricordo che spaventata ho cercato di tenermi o aggrapparmi per rimanere nell’auto”. Una versione dei fatti “credibile”, secondo il giudice, avvalorata anche dalle dichiarazioni di alcuni testimoni che hanno anche riferito della presenza sul posto del cugino, il quale, prima dell’arrivo dei carabinieri, si è dileguato a bordo della Mercedes.

Non era la prima volta che la donna veniva aggredita dal connazionale. Lo ha spiegato lei stessa agli inquirenti, dicendo di aver subito percosse, anche in pubblico, e di essere stata picchiata con un pugno al volto con una violenza tale da farle cadere un dente. Era stata anche minacciata per impedirle di rivolgersi alla polizia. Il 28enne romeno le avrebbe detto che avrebbe dato fuoco alla sua abitazione e a quella dei suoi familiari in Romania.

Per il giudice, i due indagati, entrambi con alle spalle precedenti penali, “non si sono limitati a fornire agli inquirenti una falsa versione dei fatti, ma hanno anche alterato la scena del crimine, facendo sparire dal luogo dell’investimento la Mercedes e facendo trovare sul posto la Ford Focus, spostata dal parcheggio e lasciata con lo sportello posteriore sinistro aperto e dove sono state collocate le scarpe della donna, facendo credere ai carabinieri che l’auto coinvolta fosse la Ford ed evitando il sequestro della Mercedes”.

Per il giudice Beluzzi, che deve decidere se confermare o meno la custodia in carcere per il romeno, “le circostanze e le modalità dei fatti denotano una notevole pericolosità sociale e portano a ritenere concreto ed attuale il pericolo che le persone sottoposte a indagini possano commettere ulteriori reati della stessa specie. La brutale aggressione avrebbe potuto provocare la morte della ragazza e ha comunque cagionato alla stessa lesioni gravissime e permanenti che la segneranno in maniera profonda, sia fisicamente che psicologicamente, per il resto della vita”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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