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Indagine 'Juliette', il maresciallo Grammatico ai domiciliari

E’ uscito dal carcere giovedì pomeriggio per i domiciliari, l’ex vice comandante dei carabinieri di Vescovato Andrea Grammatico, uno degli arrestati, il 30 giugno scorso, dell’inchiesta ‘Juliette’, il locale cremonese finito nell’occhio del ciclone per un giro di droga e di squillo scoperto dai carabinieri. L’ex carabiniere è accusato di aver portato all’interno del locale la cocaina, dandola ai titolari che a loro volta la regalavano ai clienti. Grammatico è quindi uscito dal penitenziario di Pavia, dove era rinchiuso, e ora, grazie al provvedimento del gip Andrea Milesi, che ha accolto la richiesta della difesa, è agli arresti domiciliari nella casa dei genitori a Colleferro, nel Lazio. Insieme a Grammatico erano finiti in carcere anche Luca e Marco Pizzi, rispettivamente titolare e socio del Juliette, accusati di aver favorito la prostituzione delle ragazze immagine nel locale e di aver ceduto cocaina ai clienti facoltosi, l’appuntato Massimo Varani, dei carabinieri di Vescovato, arrestato insieme al suo superiore con le accuse di falso, calunnia e tentata concussione in concorso, Emilio Smerghetto e Matteo Pasotti, i due bresciani accusati, insieme ai cugini Pizzi, di aver favorito la prostituzione nel locale, procurando le ragazze squillo, Ilham El Khalloufi, moglie marocchina di Marco Pizzi, accusata di aver favorito la prostituzione nel locale, e David Mazzon, imprenditore cremonese nel settore dei locali, ex titolare del Tabù di Vescovato, accusato di aver ceduto cocaina a diverse persone, tra cui anche il maresciallo Grammatico, quest’ultimo accusato anche di falso, calunnia, concussione e tentata concussione. Al maresciallo, inoltre, sempre nell’ambito dei rispettivi episodi che gli sono contestati, la procura ha aggiunto altre imputazioni, come ad esempio l’arresto illegale. Si tratta di uno degli episodi più gravi che il pm Francesco Messina gli contesta: quello che per l’accusa il militare avrebbe commesso nei confronti di un ragazzino al quale Grammatico avrebbe persino puntato al volto la pistola d’ordinanza per farsi dire chi era il suo spacciatore. Una volta avuto il nome, avrebbe fatto promettere al ragazzino di acquistare dal suo pusher non solo haschish, ma anche cocaina, ‘in modo da consentirgli di effettuare un arresto in flagranza’. Lo scorso mese di agosto il gip Letizia Platè ha accolto la richiesta di giudizio immediato del pm Francesco Messina. Il processo è fissato per il 15 dicembre, anche se le difese potrebbero chiedere riti alternativi.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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