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Il Centro psico-sociale resta dov'è Le associazioni: 'Va potenziato'

Abbandonata completamente l’ipotesi di trasferimento del Centro psico sociale, ora situato nell’ex Inam: la conferma ufficiale è arrivata dalla direttrice dell’Ospedale di Cremona, Simona Mariani, alle associazioni di volontariato che operano presso la struttura, lo scorso 9 settembre.

Ma si tratta di una decisione definitiva? Non è detto. Per questo le associazioni del terzo settore (DiDiApsi, Come togheter, Urasam, Forum del Terzo settore e Centro tutela diritti del Malato), hanno consegnato una petizione – raccolte 622 firme -in Comune, affinché “in qualità di responsabile della salute pubblica, il sindaco Galimberti individui soluzioni alternative al trasferimento del Centro Psico Sociale di Cremona”. Una forma di “prevenzione”, per essere sicuri che, se la partita si riaprisse, il sindaco si farà portavoce de.

L’ipotesi di trasferire il Cps all’interno dell’ex manicomio “è definitivamente tramontata per mancanza di finanziamenti dalla Regione” ha detto la dg dell’Ospedale alle associazioni, garantendo che “se e quando si ripresentasse la possibilità di un cambio di sede le associazioni saranno preventivamente coinvolte nelle scelte”.

“La raccolta firme era iniziata a giugno, quando ancora il rischio di trasferimento era alto – spiega Vincenzo Girelli Carasi, vice presidente dell’associazione DiDiApsi -. Allora avevamo sollecitato un incontro con la dottoressa Mariani, che però inizialmente non ci aveva ricevuti. Abbiamo così avuto una risposta definitiva solo il 9 settembre. Tuttavia, anche alla luce delle riforme della Sanità, non possiamo non tenere gli occhi aperti”.

La preoccupazione sul futuro del Centro psicosociale è ancora alta: “Si tratta di un servizio che è utile a tutto il territorio; con la nostra petizione impegniamo il sindaco a prestarvi una particolare attenzione, anche alla luce del fatto che negli ultimi tempi stanno avanzando nuove patologie di disagio mentale legate alla crisi economica” evidenzia Girelli Carati. Dunque la struttura non solo va preservata, ma addirittura potenziata, “nell’ottica di collaborazione tra ospedale, comune, e le associazioni di volontariato che ci mettono le proprie competenze. A questo proposito faremo prossimamente un incontro con il dottor Minervino. In tutto questo il Comune deve fare da collettore”.

LaBos

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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