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Sottopassi di via Persico e via Brescia, interrogazione M5S: 'Tante irregolarità'

Forti dubbi sulla regolarità dei sottopassi di via Persico e di via Brescia. A sollevare alcune perpelessità è il Movimento 5 Stelle cremonese, che ha presentato una interrogazione a risposta scritta indirizzata al presidente del Consiglio comunale di Cremona. La consigliera pentastellata Lucia Lanfredi ha chiesto agli esperti del Movimento di effettuare dei controlli, da cui sembrerebbe emergere una situazione controversa.

Per quanto riguarda il sottopasso di Via Persico è emerso che non si tratta di £un esempio di buona progettazione ciclopedonale, infatti è stata realizzata una corsia bidirezionale di metri 2,30 mentre la Legge 557/89 prevede una larghezza minima di mt. 2,50 (art7), precisando al comma 3, che le misure sono inderogabili”.

Oltre a questo, sempre in via Persico “si è consentito il transito contemporaneo ai pedoni, ignorando così quanto disposto dall’ articolo 4 della legge richiamata, che prescrive in caso di percorsi promiscui, una larghezza adeguatamente incrementata rispetto ai minimi fissati (metri 2,50) per le piste ciclabili all’art.7”.

Insomma, si tratterebbe di una struttura che rischia di diventare pericolosa per la viabilità ciclopedonale. “Su che basi perciò il direttore lavori e il responsabile del procedimento, hanno dichiarato l’idoneità tecnica dell’opera e la rispondenza alla vigente normativa?” si chiede Lanfredi. “In che modo è stata valutata la reale rispondenza del manufatto a quanto disposto dal capitolo 5 (geometria dell’asse stradale), dell’allegato 1 alla DGR 8/3219 del 2006 in merito alla distanza di visibilità (5.1) all’andamento planimetrico dell’asse e così via?”.

Ancora peggiore la situazione di via Brescia. “Secondo il decreto ministeriale del 14 gennaio 2008 ‘Norme Tecniche per le costruzioni’ relative ai ponti (col termine “ponti” si intendono anche tutte quelle opere che, in relazione alle loro diverse destinazioni, vengono normalmente indicate con nomi particolari, quali: viadotti, sottovia o cavalcavia, sovrappassi, sottopassi, strade sopraelevate, ecc.), le altezze libere  al di sotto del ponte (o sottopasso) non deve essere in alcun punto minore di 5 metri” si legge nell’interrogazione. “Nei casi di strada a traffico selezionato è ammesso, per motivi validi e comprovati, derogare da quanto sopra, purché l’altezza minima non sia minore di 4 metri. Eccezionalmente, ove l’esistenza di vincoli non eliminabili imponesse di scendere al di sotto di tale valore, si potrà adottare un’altezza minima, in ogni caso non inferiore a 3,20 metri. Tale deroga è vincolata al parere favorevole dei Comandi Militare e dei Vigili del Fuoco competenti per territorio. Il sottopasso di Via Brescia è  di 2,52 metri, quindi inferiore all’altezza minima dei 3,2 metri prevista”.  Il problema dell’altezza, del resto, era già stato oggetto di diversi attacchi da parte dei partiti di minoranza.

Ma non è tutto: “la pendenza finale, almeno su una rampa pari all’11%, non rispetta la norma, vincolante, sulla pendenza massima ammissibile per questi tipi di percorsi, vale a dire il 10% (comma 3 art.8 della legge già citata)” continua Lanfredi.

Insomma, “si parla di tutela dei pedoni e nulla si dice sull’assoluta irregolarità per il transito delle persone con deficit motori ovvero per chi utilizza seggiola a rotelle per i propri spostamenti. La vigente normativa regionale (L.R.6/1989) prevede che la pendenza, sia commisurata alla lunghezza delle rampe, precisando nell’allegato alla legge, che oltre i cinque metri la pendenza massima è del 5%, mentre qui sfioriamo, almeno sulla più ripida, il 12%”.

Si tratta di normative, secondo i pentastellati, assolutamente inderogabili: “il non rispetto per la normativa sulle barriere architettoniche implica, in alcuni casi, l’impossibilità di acquisire finanziamenti pubblici per realizzare l’opera difforme (Il DPR n. 503/96 art. 1 comma 7- recita; ‘Non possono essere erogati contributi o agevolazioni da parte dello Stato e di altri enti pubblici per la realizzazione di opere o servizi pubblici non conformi alle norme di cui al presente regolamento’). Cosa diranno in proposito Regione Lombardia e RFI che di contributi ne hanno elargiti   parecchi? Per la precisione l’Unione Europea 6.934.284 euro e Rete Ferroviaria Italiana 3.000.000 di euro”.

Molto fantasiose, secondo Lanfredi, le soluzioni viabilistiche a cominciare dai 20 Km/h nel sottopasso di via Brescia. “Con quali strumenti si rileverà una velocità cosi bassa? E quanti ciclisti alla fine della rampa in discesa saranno in multa per eccesso di velocità, in quanto anche loro, utilizzando un veicolo, non sono esenti dal rispetto della norma?”

Ci sono poi le considerazioni sulle riserve presentate dalla ditta Beltrami in merito a lavori non previsti nell’originario appalto e che ammontano a oltre 2 milioni di euro, di cui ora l’azienda chiede conto al Comune. “Dal documento allegato alla determina dirigenziale a firma dell’ing. Pagliarini N°1324 del 16-9-2015 si evidenzia che le 58 riserve sono state presentate alla Amministrazione vigente a decorrere dal 6-7-2015 e riguardano varianti o integrazioni al progetto originario generate in sede esecutiva dei lavori” si legge nel documento. Inoltre “il progetto esecutivo di via Brescia, contrariamente a quanto sino ad ora affermato dall’Amministrazione, è stato approvato con determina dirigenziale N° 1414 del 6-10-2014 quindi con l’attuale amministrazione che ha validato a tutti gli effetti le scelte attuali”.

L’INTERROGAZIONE

• La giunta e l’assessore competente erano al corrente delle riserve presentate sui lavori di eliminazione dei passaggia a livello?

• Non si ritiene opportuno che venga data una ampia informativa al Consiglio Comunale sui crediti che vanta la ditta Beltrami, sui lavori dei sottopassi che potrebbero generare un contenzioso che potrebbe trascinarsi ben oltre questo mandato amministrativo?

• Non si ritiene poco corretto che nel testo della determina di approvazione del conto finale N°1324 del 16-9-2015 a firma dell’ing. Pagliarini non si citino le riserve della ditta Beltrami, sia nelle decisione che nel percorso istruttorio, lasciando questa importante annotazione, che pure potrebbero generare un aggravio di costi di circa 2 milioni di euro, ovvero il 20% in più rispetto al costo originario, non citando nell’iter istruttorio neppure il rigetto delle riserve da parte dell’ing. Pagliarini stesso, come invece dichiarato nell’allegato 2?

• Qualora si accertasse la correttezza delle riserve presentate dalla ditta Beltrami, verranno valutate eventuali responsabilità amministrative o tecniche o come al solito pagheranno i cittadini?

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