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Tamoil, effettivi i licenziamenti
Il Comune incontra azienda: nessun
cenno a reindustrializzazione

A metà settembre avevano ricevuto la lettera; dal 1 novembre saranno a tutti gli effetti in disoccupazione. Il licenziamento dei quattro dipendenti Tamoil è diventato realtà e nei giorni scorsi gli interessati hanno concordato la buonuscita con i responsabili aziendali.
La manifestazione dei dipendenti Tamoil all'indomani dell'annuncio licenziamenti

A metà settembre avevano ricevuto la lettera; dal 1 novembre saranno a tutti gli effetti in disoccupazione. Il licenziamento dei quattro dipendenti Tamoil è diventato realtà e nei giorni scorsi gli interessati hanno concordato la buonuscita con i responsabili aziendali, presso la direzione territoriale del lavoro. Due addetti  alla manutenzione del deposito e due addetti alla portineria, che l’azienda ha lasciato a casa di punto in bianco. Per loro, due anni di ammortizzatori sociali, ma ancora lunghi anni per arrivare alla pensione. Per alcuni questa potrebbe arrivare prima, nel caso venisse applicata la legge sui ‘precoci’, cioè coloro che hanno iniziato giovanissimi a lavorare.

La scelta di ridurre il personale non dovrebbe essere  l’inizio della temuta riduzione di attività del deposito,  ipotesi che aleggiava tra i dipendenti nel corso delle ultime assemblee e che aveva fortemente preoccupato i sindacati.  L’azienda, anzi, ha assicurato di tenere al sito cremonese, in un incontro avvenuto la scorsa settimana in Comune con il sindaco Galimberti e la vice Maura Ruggeri. “Non c’è allo stato l’intenzione di ridurre ulteriormente il personale”, spiega quest’ultima, “ci hanno assicurato che non esistono altri problemi occupazionali e che il sito di Cremona è considerato strategico. L’incontro che abbiamo avuto è servito anche per avviare un confronto che verrà inserito  in una linea di sviluppo che stiamo cercando di costruire, tenendo presenti anche gli altri siti su ci stiamo concentrando, vedi Polo tecnologico.” Di certo però, nell’incontro richiesto dal Comune, Tamoil non ha fatto aggiornamenti sul progetto di reindustrializzazione dell’area

La procedura adottata per questi licenziamenti, fa leva su “ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”. Costituiscono, in particolare, giustificato motivo oggettivo la crisi dell’impresa, la cessazione dell’attività o anche solo il venir meno delle mansioni cui è assegnato il lavoratore, senza che sia possibile il suo ricollocamento in altre mansioni esistenti in azienda e compatibili con il suo livello di inquadramento. La riforma del mercato del lavoro attuata nel 2012 dal ministro Fornero ha ridotto sensibilmente i reintegri (in caso di licenziamento illegittimo).

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