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Prescrisse farmaco per bambini
senza giusto dosaggio,
dottoressa condannata

Per la guardia medica è arrivata la condanna ad una pena pecuniaria di 200 euro da parte del giudice

di Sara Pizzorni

L'avvocato Cortellazzi

L’avvocato Cortellazzi

E’ finita a processo con l’accusa di lesioni personali colpose per aver prescritto alla mamma di una bambina di sedici mesi un farmaco senza prima aver chiarito alla donna l’esatta tipologia della medicina da somministrare alla figlia, provocando alla piccola un’intossicazione che ne aveva reso necessario il ricovero in ospedale. Per Filomena Fuino, medico addetto al Servizio di Continuità Assistenziale di Cremona, l’ex guardia medica, è arrivata la condanna ad una pena pecuniaria di 200 euro da parte del giudice onorario Cristina Pavarani. Il risarcimento alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Cortellazzi per conto della mamma della piccola, sarà liquidato in sede civile.

La dottoressa, assistita dall’avvocato Claudio Tampelli, era stata chiamata il 23 maggio del 2009 dalla madre della bambina in quanto quel giorno la pediatra non riceveva. “Mia figlia, reduce da una malattia, aveva un forte prurito”, aveva raccontato in aula Silvia, “così ho chiamato il 118. Ho parlato con la dottoressa della guardia medica che mi ha chiesto quanto pesava la bambina e quanti anni aveva. Dopodichè mi ha detto di somministrarle venti gocce di ‘Tinset’ due volte al giorno e se volevo di portarle la bambina per una visita”. Quel farmaco, Silvia l’aveva già in casa perché l’aveva somministrato al suo primo figlio di 4 anni sotto prescrizione della pediatra di famiglia. “Non è un farmaco che conoscevo, ma lo avevo in casa”. Alla sera, Silvia, su ordine del medico, aveva somministrato altre 20 gocce di ‘Tinset’ alla figlia, così come aveva fatto il giorno dopo alle 9. Nel frattempo si era accorta che il farmaco era quasi finito, e aveva mandato il marito a comprarlo in farmacia. “Mio marito mi ha telefonato e mi ha detto che ci voleva la ricetta e che il farmacista gli ha chiesto a chi voleva somministrare la medicina. E’ da lì che abbiamo scoperto che di Tinset ce ne sono due”.

Uno, infatti, quello da 0,25%, è specifico della prima infanzia, mentre l’altro, di 2,5%, è per i bambini più grandi. E proprio quello da 2,5% era stato somministrato alla bambina che dunque sarebbe stata troppo piccola per quella dose. “Facendo il calcolo”, aveva spiegato Silvia in aula, “avrei dovuto dargliene sei gocce”. Effetti collaterali: sonnolenza. “Stava giocando con le bambole quando è apparsa immobile con lo sguardo fisso e assente”, aveva spiegato la mamma. “Disperata, ho chiamato immediatamente il 118. Mi hanno detto di tenerla sveglia e di portarla al pronto soccorso. Mia figlia è stata poi ricoverata in ospedale per due giorni per intossicazione da ‘Tinset’ 2,5%”.

“Non molto tempo dopo i fatti”, ha spiegato l’avvocato Cortellazzi, “quel farmaco è stato ritirato dal commercio” (poi è rientrato). Secondo l’accusa, il medico avrebbe dovuto “spiegare accuratamente ai genitori la somministrazione da utilizzare, in conseguenza della segnalazione di alcuni casi gravi di reazioni avverse cardiache e a carico del sistema nervoso centrale verificatisi in bambini proprio in seguito ad errori di sovradosaggio accidentale con le due formulazioni orali liquide del Tinset”.

A favore dell’imputata hanno testimoniato due colleghe che erano presenti al momento dei fatti, ma dal controesame è emerso che le testimoni non si ricordavano se la Fuino avesse o meno messo in guardia la mamma sul fatto che vi fossero due tipologie di farmaco diverse. Di parere opposto il legale della difesa, l’avvocato Tampelli: “non ritengo che per la mia assistita ci sia alcuna responsabilità penale, anche alla luce delle dichiarazioni rese dalle dottoresse”. Ora il legale attende il deposito della motivazione della sentenza, dopodichè deciderà se ricorrere in appello.

 

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