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Borse di studio non pagate
negli anni 80, 14 medici
cremonesi risarciti

Ben 14 medici di Cremona sono stati risarciti, per un totale di oltre 500mila euro, per non aver percepito gli assegni per le borse di studio di cui avrebbero avuto diritto per servizi svolti.

Ben 14 medici di Cremona sono stati risarciti, per un totale di oltre 500mila euro, per non aver percepito gli assegni per le borse di studio di cui avrebbero avuto diritto per servizi svolti. Interessati sono coloro che si sono immatricolati tra il 1983 e il 1993. Il totale dei milioni consegnati da Consulcesi ai camici bianchi della Lombardia è stato di oltre 15 milioni di euro. Più di 400 sono i medici che hanno vinto il ricorso contro lo Stato per il mancato pagamento delle borse di studio durante la scuola post laurea in Medicina. L’Italia si è infatti adeguata solo dal 2007 alle direttive europee che imponevano agli Stati membri di pagare la borsa di studio ai medici durante la scuola post laurea. Così, chi ha frequentato e dunque lavorato nel periodo compreso tra il 1978 ad al 1993 lo ha fatto completamente gratis mentre tra il 1994 ed il 2006 si è visto corrispondere solo una parte dell’importo dovuto.

“Si tratta di un importante riconoscimento di un diritto negato – spiega il segretario generale della Cisl Medici Milano, Danilo Mazzacane, presente al tavolo dei relatori –. I camici bianchi devono lavorare in serenità e sono tante le problematiche che si assommano sulla categoria e che stanno movimentando le proteste di queste settimane che porteranno allo sciopero del 16 dicembre. Oggi una di queste problematiche, quella per il mancato riconoscimento dell’adeguato compenso per gli anni di specializzazione, è stata superata per 400 medici lombardi grazie a Consulcesi, un alleato dei medici e di noi sindacati in grado di offrire un ombrello di servizi e tutele ancora più ampie. Ma ci sono ancora molti medici da tutelare e molte criticità da affrontare”.

Nel corso della giornata odierna decine di medici delle diverse province della Lombardia hanno ricevuto assegni esentasse di rimborso con cifre in media di 40mila euro. “Sono molto felice per i colleghi – afferma il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, Roberto Carlo Rossi in un messaggio inviato per l’evento –, conosco bene quanto abbiano sofferto e dovuto stringere i denti durante la scuola di specializzazione quando vedevano negato un loro diritto. Come sappiamo, ormai bene, il rapporto dare-avere tra Stato e cittadini è fortemente sbilanciato, ma in questo caso ci sono sentenze che parlano chiaro ed una giurisprudenza ormai consolidata. Proprio per questo diventa sempre più necessario un intervento normativo”.

I Tribunali di tutta Italia, infatti, continuano ad emettere sentenze che condannano la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare gli ex specializzandi. Il premier Matteo Renzi, di recente, rispondendo ad un Question Time alla Camera, ha ammesso che al momento i rimborsi ai medici rappresentano la prima voce di spesa di Palazzo Chigi. Effettivamente solo Consulcesi ha visto riconoscere, ad oggi, oltre 402 milioni di euro in favore dei camici bianchi che tutela. Il rischio stimato per le casse pubbliche supera ormai abbondantemente i 4 miliardi.

“Oltre alle sentenze – spiega l’avvocato Sara Saurini, responsabile dell’Ufficio Legale di Consulcesi – anche la liquidazione delle somme dovute è sempre più veloce. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ci contatta non appena arriva la notifica della sentenza per risparmiare su interessi e more. È senza dubbio arrivato il momento che il legislatore si riappropri della materia per troppi anni lasciata in mano ai giudici e colmi il vulnus aperto”.

Proprio Consulcesi ha sollecitato la presentazione di tre Ddl, attualmente in Parlamento, che propongono una soluzione transattiva. L’accordo, valido solo che per chi avrà precedentemente presentato ricorso – sostenuto in maniera bipartisan e chiesto a gran voce dai medici – consentirebbe allo Stato di risparmiare almeno 2 miliardi, ponendo così fine all’attuale emorragia incontrollabile per le casse pubbliche.

“Continua il nostro “Giro d’Italia” dei rimborsi – afferma Andrea Tortorella, Amministratore Delegato di Consulcesi – e mese dopo mese i medici specialisti di tutte le città d’Italia vedono riconosciuti i loro diritti. Ce ne sono però ancora tanti altri che aspettano i rimborsi ed altrettanti che possono ottenerli attraverso i ricorsi. Per questo il 20 novembre parte la nuova azione collettiva con numerosi OMCeO, Enti, Associazioni, Sindacati e Società Scientifiche che hanno convenzionato tutti i loro iscritti. Insieme faremo valere i diritti di migliaia di camici bianchi. Resta alta – aggiunge Andrea Tortorella – la nostra attenzione anche sul fronte della mancata applicazione della direttiva europea 2003/88 relativa alle ore di lavoro in più. Dal 2008 i camici bianchi italiani sono gli unici professionisti a non vedersi riconosciuto il diritto ad orari di lavoro e riposo consoni alle loro esigenze. Ed inoltre siamo pronti anche ad una nuova battaglia contro le irregolarità bancarie: saremo i primi a difendere i medici su questo tema”.

LA VICENDA 

La vicenda risale agli inizi degli anni Ottanta, quando furono promulgate le direttive europee (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE) che imponevano a tutti gli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai medici durante gli anni della scuola di specializzazione in medicina. Nonostante l’obbligo entrasse in vigore all’inizio del 1983, lo Stato italiano non ha corrisposto le borse di studio dovute ai medici immatricolatisi tra gli anni 1983 e 1993.

Più di recente si è aperto anche un secondo fronte per coloro che si sono iscritti tra il 1994 e il 2006. In quest’ultimo caso le borse di studio sono state pagate, ma non comprendevano il riconoscimento della rivalutazione periodica, delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive. Il mancato adempimento ha creato un enorme contenzioso di fronte ai tribunali di tutta Italia da parte dei camici bianchi ingiustamente discriminati. Il mancato rispetto delle precise indicazioni contenute nelle direttive ha anche portato a una condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia europea, con le sentenze del 25/02/1999 e del 03/10/2000. Una recente sentenza della Cassazione (17434/2015 del 2 settembre) ha inoltre aperto un nuovo fronte, confermando che il bacino dei potenziali ricorrenti si estende anche a tutti quelli che hanno iniziato un corso di specializzazione dal 1978.

Consulcesi, associazione attiva da 20 anni sul fronte della difesa dei diritti dei camici bianchi, ha anche coinvolto il mondo politico e istituzionale per trovare una soluzione definitiva alla questione. “Dopo due Disegni di legge già all’attenzione del Parlamento e volti a trovare un accordo transattivo – valido però solo per coloro che avranno presentato domanda presso le sedi giudiziarie competenti – negli ultimi mesi se n’è aggiunto un terzo” fanno sapere dall’associazione. “E’ stato depositato al Senato dalla principale forza di governo, a riprova di un interesse bipartisan alla risoluzione del problema. Si tratta in tutti e tre i casi di una soluzione valida, l’unica praticabile per garantire allo stesso tempo i legittimi interessi dei medici che non hanno ricevuto quanto loro dovuto e l’esigenza dello Stato di contenere i costi”.

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