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Sei anni dalla scomparsa
di Angelo Faliva, un mistero
destinato a rimanere tale ?

A sei anni dalla scomparsa, a bordo di una nave da crociera, del giovane cuoco Angelo Faliva non si è saputo più nulla. Cremona, però, non l’ha mai dimenticato e continua a cercarlo.

di Sara Pizzorni

A sei anni dalla scomparsa a bordo di una nave da crociera, del giovane cuoco Angelo Faliva non si è saputo più nulla. E forse il mistero che avvolge la sua scomparsa è destinato a rimanere tale, nonostante la famiglia, ed in particolare la sorella Chiara, non si sia mai arresa e sia sempre alla ricerca della verità. “Abbiamo sempre lottato contro i mulini a vento”, ha ammesso però la stessa Chiara, “abbiamo trovato un muro davanti a tutti i buoni propositi per poter indagare su chi gli ha strappato la vita. Né la giustizia estera né quella italiana si sono mai occupate seriamente di questo caso. Restiamo senza una verità, senza un corpo su cui piangere, senza un certificato di morte presunta”.

Del 31enne cremonese si sono perse le tracce intorno alle 20.15 del 25 novembre 2009. Il giovane stava prestando servizio nel ristorante della nave da crociera Coral Princess in viaggio da Aruba a Cartagena, in Colombia. Quella sera era sceso, pare, in una zona riservata all’equipaggio. Da quel momento, sembra che nessuno lo abbia più visto, nonostante fosse di turno fino alle 22. L’unico ad avvisare della sua scomparsa era stato, circa 40 minuti dopo, un suo collega e compagno di cabina, un italiano, che aveva avvisato il responsabile delle cucine, uno chef filippino con il quale Angelo aveva litigato qualche giorno prima. L’allarme era scattato solo il mattino dopo intorno alle 9. Erano state fatte circolare voci su un possibile suicidio, si era anche parlato di un salvagente sparito. E le 5mila telecamere a bordo della nave non hanno ripreso nulla. Possibile?

Le indagini della polizia di Bermuda (la nave appartiene a una compagnia americana ma è registrata nell’isola) non sono state in grado di rispondere a tante domande: che fine hanno fatto, ad esempio, la collanina del ragazzo e i suoi soldi, che non comparivano nell’elenco dei suoi effetti personali ma poi consegnati alla sorella ad un mese di distanza dalla sua scomparsa? Chi si sarebbe introdotto nel pc di Angelo in seguito alla sua scomparsa, cancellando email, scaricando files e navigando su internet, come ha scoperto la sorella Chiara facendo fare una perizia sul portatile? Perché il lucchetto della scrivania di Angelo è stato tranciato e che mistero si cela dietro il nome dell’hotel di Cartagena ‘Capilla del Mar’ scritto a penna sul cappello da cuoco e comparso in una ricerca sul computer fatta la sera stessa della sparizione?.

Per gli inquirenti, caso archiviato, senza prove certe e senza aver seguito gli indizi. ”Come abbia fatto mio fratello”, ha dichiarato Chiara, “a buttarsi dalla nave o, come dicono gli investigatori, a calarsi mentre era in navigazione in un tratto compreso tra le 18 e le 40 miglia nautiche dal primo porto di Cartagena?”. La famiglia è sempre stata convinta che Angelo abbia visto “qualcosa di illecito a bordo, oppure che sia stato intrufolato in un giro losco e che sia stato ucciso e buttato a mare”.
Che fine ha fatto Angelo Faliva? Sono passati sei anni e ancora nessuna risposta.

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