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Caso Sali, un giallo da tre anni
La famiglia: 'Suicidio? Impossibile'

di Michele Ferro

Da più di tre anni i familiari aspettano di conoscere la verità sulla morte del carabiniere di Castelleone Giovanni Sali, deceduto in servizio a Lodi per alcuni colpi di pistola diretti al torace. La tanto attesa svolta dell’inchiesta non è arrivata.

Era il tardo pomeriggio di sabato 3 novembre 2012 quando i proiettili hanno ferito a morte il militare di quartiere 48enne, trovato a terra, in divisa, con la sua pistola accanto ma ancora legata al cinturone con il cordino di sicurezza, in una strada non lontana dal centro. Ad ucciderlo, colpi sparati dalla sua stessa arma. La conseguenza di una colluttazione? Gli investigatori – assicurano dalle parti della Procura lodigiana – continuano a lavorare sulla vicenda. Cos’è accaduto quel giorno? Un agguato? O magari un controllo sfociato in violenza? Remota, ma non esclusa definitivamente a causa dell’assenza di prove certe, l’ipotesi suicidio. Ma Sali sarebbe davvero riuscito a spararsi più volte al torace?

L’ipotesi del gesto estremo è respinta con decisione dai familiari. Chi lo conosceva, inoltre, parla di Giovanni Sali come di una persona solare. Sarebbe apparso di buon umore pure quel giorno. Lo ribadisce la figlia Erica, parlando anche di pasta pesata e di una pentola d’acqua pronte per la cena nella casa del militare, che viveva da solo. Inoltre se davvero avesse voluto togliersi la vita, sostiene Erica, l’uomo avrebbe potuto farlo in molti altri luoghi, non in una strada della città in pieno giorno.

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