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Inceneritore, occasione
per regolamento di conti
dentro il Partito democratico

Lettera scritta da Federico Fasani (Ncd)

LA LETTERA – Dopo avere appreso con sollievo dalla stampa e dalle informazioni a disposizione che Arpa e Regione Lombardia hanno escluso che oggi si stiano correndo rischi per la salute pubblica, non posso astenermi dal commentare i recenti fatti riguardanti il termovalorizzatore e gli sforamenti dei livelli di emissione in atmosfera.
Per quanto è dato sapere si tratta di avvenimenti accaduti nel dicembre del 2014 quando, per 48 ore, il livello di alcune sostanze emesse in atmosfera è stato superiore ai quantitativi massimi ammessi. Si tratta certamente di un fatto rilevante che deve essere chiarito attraverso le attività di indagine svolte con riservatezza dagli enti preposti a farlo. Ma tutto concerne questioni tecniche, strumentazioni e software, non certo la politica. E allora come mai il Professore e l’Assessoressa alla salute si agitano tanto? Come mai invocano l’accusa di reato di “lesa maestà” ai danni dei funzionari di Lgh per non essere stati informati quando tutta questa vicenda si è giustamente svolta sui tavoli degli enti preposti ad affrontarla? Vorrei ricordare che tutte le comunicazioni tra Lgh, Arpa e Regione Lombardia, al Comune sono pervenute per conoscenza evidentemente perché non di diretta competenza del Professore. Allora perché tanta sconnessa agitazione e strumentalizzazione da parte degli amministratori locali? La risposta è semplice. E’ evidente che l’occasione è ghiotta per qualche regolamento di conti all’interno del Pd. Più di un fatto mi fa pensare che la palese guerra tra correnti all’interno del partito possa avere trovato nel Presidente Gaggia terreno fertile per misurare i muscoli degli schieramenti. Gaggia infatti si è dimostrato meno manovrabile dall’amministrazione di quanto non si aspettassero e per nulla disposto ad assecondare folli disegni ideologici di dismissione precoce del termovalorizzatore. Tutto questo dimenticando il bene comune ma piegando le istituzioni agli interessi di partito.
Ma evidentemente a certi amministratori interessa di più la guerra per le poltrone e le rappresaglie tra “etnie politiche”. Anche questo è “fare nuova la città”.

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