Commenta

Ernesto Cervi Ciboldi,
il ricordo a cinque
anni dalla scomparsa

Foto-CerviCiboldi-dentroIl 7 gennaio di cinque anni fa moriva a 94 anni Ernesto Cervi Ciboldi, un grande figlio di questa terra, un agricoltore illuminato che era diventato, grazie alla sua prosa brillante, anche la coscienza critica della nostra agricoltura. Un gigante della nostra terra che purtroppo spesso ha predicato nel deserto le sue ricerche, le sue sperimentazioni, le sue conoscenze e agronomiche. Agronomo e veterinario, Ernesto aveva capacità, freschezza, libertà nello scrivere.

Amava la terra e l’agricoltura in maniera viscerale. Sapeva far capire anche ai profani, le ragioni delle fortune e le disgrazie della nostra agricoltura, dei nostri terreni che lui considerava i più fertili del mondo. Suggeriva rimedi (“ricordatevi di tornare a sua maestà il prato, la nostra ricchezza”), cambi di rotta (“il mais non si può difendere solo con la chimica”, diceva), parlava agli agricoltori e strigliava i politici che si dimenticano del  nostro bene primario. A 93 anni scrisse per “La Cronaca”, il giornale che gli aveva dato spazio per oltre 15 anni, un pezzo strepitoso sul governo dell’acqua che da ricchezza era diventato un problema con le alluvioni.

Lo stesso anno  nel suo saluto al nuovo assessore regionale all’agricoltura aveva ricordato come “per governare l’agricoltura non occorre la scienza, in quanto governare l’agricoltura è un’arte. Occorrono la mano di un artigiano, maestro nel suo mestiere, e l’intelligenza e la fantasia di un artista”. E aveva poi aggiunto: “Governare non vuol dire distribuire quattro soldi per far tacere gli agricoltori…”.

L’utilizzo costante del metodo empirico, una buona dose di naturale curiosità hanno accompagnato la sua lunga carriera professionale di imprenditore agricolo “illuminato” nella continua ricerca nel miglioramento della gestione aziendale. Dal dopo guerra ad oggi le sue esperienze pionieristiche sono state, e sono tuttora, un autentico esempio per molti imprenditori agricoli. La sua azienda a Luignano (200 ettari, 150 vacche da latte) è stata sede di progetti-pilota per numerose prove sia sperimentali sia dimostrative in campo (cereali autunno- vernini, foraggere, cereali primaverili-estivi) in collaborazione con numerosi Enti di ricerca: l’Università Statale di Milano, Università Cattolica S. Cuore di Piacenza, l’Istituto Sperimentale per le Colture Foraggere di Lodi, l’istituto Sperimentale per la Cereali- coltura Sezione di Fiorenzuola d’Arda, il Centro Ricerche Sperimentali per la maiscoltura di Bergamo. A cinque anni dalla sua scomparsa la sua vasta produzione pubblicistica, sempre attualissima, meriterebbe di essere raccolta in un volume.

© Riproduzione riservata
Commenti