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Le sottrae il figlio. Zingara
a processo, ma la mamma
rimette la querela

Aveva sottratto il figlio di 5 anni alla mamma e se lo stava portando via. Per fortuna non ci è riuscita grazie all’intervento di un giovane marocchino che ha inseguito la ladra e recuperato il piccolo, tornato tra le braccia della mamma.

di Sara Pizzorni

Aveva sottratto il figlio di 5 anni alla mamma e se lo stava portando via. Per fortuna non ci è riuscita grazie all’intervento di un giovane marocchino che ha inseguito la ladra e recuperato il piccolo, tornato tra le braccia della mamma. L’episodio, arrivato a processo, risale al maggio del 2010 nel parcheggio del supermercato Esselunga di via Ghisleri. Imputata del reato di sottrazione di persone incapaci, Rita Racman, una zingara che era stata successivamente identificata dalle forze dell’ordine. Il procedimento, però, è finito con un nulla di fatto. Stefania, la mamma del piccolo, ha rimesso la querela. Motivazione ? Il tanto tempo passato e la voglia di lasciarsi alle spalle la dolorosa vicenda, anche se in questo modo l’imputata resterà impunita. Quel giorno verso le 18,30 Stefania era andata al supermercato con la sorella e con il bambino. Mentre la sorella era scesa per fare la spesa, lei era rimasta in macchina nel parcheggio con il figlio. Lei sul sedile del passeggero, il piccolo dietro. “L’avevo già notata aggirarsi in zona”, ha raccontato Stefania, riferendosi all’imputata. “Ad un certo punto mi sono voltata e il bambino non c’era più. Non ho neanche sentito aprire la portiera”. Disperata per la scomparsa del figlio, Stefania si era messa ad urlare, attirando l’attenzione di un marocchino che dopo la spesa stava tornando alla macchina. Era stato lui ad inseguire la zingara, che si stava allontanando in bicicletta. Il piccolo era in lacrime nascosto sotto la sua gonna. Inutile il tentativo della donna di farlo passare per suo figlio. Il bambino era stato preso e subito restituito alla madre, quella vera. Un episodio sconcertante, seguito poi dalle forze dell’ordine che erano state chiamate sul posto. Nel frattempo l’imputata era riuscita ad allontanarsi, ma successivamente era stata identificata. Era stata proprio Stefania a riconoscerla grazie alle foto che le erano state mostrate. “Quel giorno ho perso dieci anni della mia vita”, ha ricordato Stefania, che a processo avrebbe solo dovuto testimoniare. Oggi, però, ha preferito far cadere le accuse.

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