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25 anni fa nasceva
la Quercia: così reagirono
i comunisti cremonesi

La scelta dell'allora segretario Pci Achille Occhetto di voltare pagina provocò uno scossone nel partito anche a Cremona. IL VIDEO

Germania, 1989, cade il Muro di Berlino. Tre giorni più tardi, alla Bolognina, una svolta politica che porterà, il 3 febbraio del 1991, allo scioglimento del Partito Comunista italiano, fondato 68 anni prima a Livorno da Antonio Gramsci. E l’Unità, organo ufficiale del partito, in quei giorni titolava “La via nuova del Pci. Compagni, tutto sta cambiando”. Tra pochi giorni saranno passati 25 anni dalla fine del Pci. Ma la bandiera con falce e martello non ha smesso di sventolare. Dall’ultimo congresso, che si è aperto il 31 gennaio del 1991, infatti, sebbene passerà la mozione Occhetto con la nascita del Partito Democratico della Sinistra, il fronte filosovietico darà vita al partito della Rifondazione Comunista, che manterrà il simbolo del vecchio Pci.
E sotto il Torrazzo, come è stata presa la scelta dell’allora segretario Achille Occhetto di voltare pagina e fondare il Pds? L’ex senatore Marco Pezzoni, ultimo segretario della federazione comunista di Cremona fu anche il primo segretario del neonato Pds. Con lui nella nuova formazione politica vi confluirono l’attuale sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti, Pippo Superti, segretario Anci Lombardia, l’ex vicesindaco Giuseppe Tadioli e Cesare Mainardi, ex segretario Camera del Lavoro. Restarono nel Pds, ma come voci critiche, Evelino Abeni, ex consigliere regionale, e Giuseppe Azzoni, già segretario provinciale del Pci e vicesindaco nella seconda Giunta Zanoni. Con loro anche Camillo Fervari e Sante Gerelli, quest’ultimo della sezione di Gussola. Ha invece detto no a Occhetto l’ex assessore a Cremona Celestina Villa e Piergiorgio Bergonzi, quest’ultimo ex consigliere comunale che poi diventerà senatore nella fila di Rifondazione. Ma approderà poi, quando nel ’98 ci sarà la scissione dentro Rifondazione, ai Comunisti italiani, così come l’ex assessore comunale Daniela Polenghi.
A Casalmaggiore, l’allora assessore allo Sport Carlo Stassano, per oltre dieci anni nelle liste Pci come indipendente, ma di cui mai aveva preso la tessera, aderisce al Pds. A Crema non aderiscono alla ‘quercia’, nuovo simbolo del Pds, perchè guardano ad Armando Cossutta, i compagni Loredano Azzalin, Enzo Maggioni e Serse Mostosi. A loro si sono aggiunti, tra gli altri, Paolo Vezzoni, consigliere comunale a Offanengo e Renato Stanghellini, consigliere a Izano.
Sulle ceneri del Pci, come detto, nascerà il Pds, che in campagna elettorale, siamo nel 1994, in piena Mani Pulite, Occhetto definirà “una gioiosa macchina da guerra”. Non si rivelerà tale, tuttavia: le elezioni politiche le vincerà Berlusconi e a quella espressione Occhetto verrà inchiodato dai suoi detrattori e dalla vulgata popolare. Espressione che Occhetto ha sempre considerato un “equivoco”, una battuta “per far ridere i giornalisti”, ha sempre raccontato lui, a tal punto che vi intitolò un libro. Ma che resta del patrimonio culturale e politico del Pci, oggi? Ha provato a sintetizzarlo Pietro Ingrao, storico esponente del Pci venuto a mancare alcuni mesi fa: “La lettura di classe – ha osservato – la capacità di leggere la società e in essa lo scontro tra chi ha il potere di produrre e chi sta sotto”.
Simone Bacchetta

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