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Rapporto Pendolaria 2015:
la Mantova-Cremona-Milano
maglia nera in Lombardia

"La linea Milano-Codogno-Cremona-Mantova è una delle peggiori della Lombardia, nonostante un leggero miglioramento nella qualità del materiale rotabile utilizzato nell’ultimo anno". Lo dice il rapporto Pendolaria2015.

Se è vero che il rapporto di Legambiente Pendolaria 2015 promuove il trasporto ferroviario di Regione Lombardia, è anche vero che quello delle linee cremonesi viene decisamente bocciato. Secondo quanto riporta il Rapporto, infatti, “la linea Milano-Codogno-Cremona-Mantova è una delle peggiori della Lombardia, nonostante un leggero miglioramento nella qualità del materiale rotabile utilizzato nell’ultimo anno”. Il problema principale è che si tratta di 151 km, di cui 60 a doppio binario e 91 a semplice binario. “Questa tratta che conta oltre 10 mila pendolari giornalieri collega le due città della Bassa Lombardia, Cremona e Mantova, a Milano con pochissimi treni diretti giornalieri, quasi sempre in ritardo”. Non è tutto: sempre secondo la rilevazione di Legambiente, “i treni sono solitamente sovraffollati”.

Non va meglio se si guarda alle tempistiche: “Da Mantova per Milano i tempi di percorrenza sono di 2 ore e 10 minuti, mentre da Cremona i tempi sono di un’ ora e 10 minuti, come 40 anni fa”. Sempre che non si arrivi in ritardo: in quei casi a volte il tempo di percorrenza rischia quasi di raddoppiare. A complicare le cose “ci sono le decine di passaggi a livello, che minano la sicurezza di circolazione dei treni e rendono assai critica e difficoltosa la marcia degli stessi” si legge ancora nello studio. La tratta di rete a semplice binario, tra Codogno, Cremona e Mantova, “scarseggia di manutenzione, mentre l’insufficienza del numero di carrozze riduce notevolmente la capacità dei posti, lasciando molti passeggeri in piedi al freddo d’inverno e al caldo torrido d’estate”. Un problema che spesso viene rilevato dai pendolari ma a cui non si è mai posto rimedio seriamente.

“Mantova e Cremona non sono collegate bene neppure la prima con Verona e la seconda con Brescia e Piacenza, altre città di riferimento per i pendolari” continua il rapporto. “Le linee della bassa sono una potenzialità trascurata e mal gestita e offrono l’alibi per costruire nuove inutili lingue d’asfalto, come l’autostrada Cremona-Mantova e la Tirreno-Brennero, mettendo a rischio migliaia di ettari di suolo agricolo”.

 

Il rapporto però parla anche di linee soppresse e cita la Piacenza-Cremona, chiusa ormai da alcuni anni. “I treni della Cremona-Piacenza sono stati soppressi e sostituiti con autobus dalla fine del 2013” si legge. “Una decisione clamorosa vista l’importanza di una linea elettrificata che costituiva una valida alternativa per gli spostamenti tra le due Regioni. La linea è lunga 31 km e vedeva i convogli effettuare 3 fermate intermedie (Caorso, Monticelli d’Ongina e Castelvetro) anche se ormai, dal 2011, ridotte da 11 a 2 sole coppie di treni al giorno. Questo ha portato inevitabilmente ad un peggioramento del servizio che si è concretizzato in un lento abbandono da parte dei pendolari nell’utilizzo della tratta, con solamente 30 viaggiatori al giorno di media prima della chiusura mentre nel 2010 se ne registravano 10 volte tanto. I tempi di percorrenza dei bus sostitutivi sono superiori di 20/30 minuti rispetto a quelli del treno, ne impiegano 50 rispetto a nemmeno mezz’ora con il treno, andando di fatto a peggiorare enormemente le condizioni di viaggio dei pendolari”.

LaBos

 

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