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Affondano nel Medioevo di
Sicardo le origini cremonesi
di Madonna di Campiglio

Documenti storici indicherebbero in Sicardo (1155-1215), vescovo di Cremona, colui che ha fondato insieme ad altri ecclesiastici, descritto e fatto conoscere ai lombardi la splendida località del Trentino da lui scoperta durante i suoi viaggi verso la Germania.

Un cremonese ha fondato e fatto conoscere Madonna di Campiglio, luogo amatissimo in tutto il mondo e punto di riferimento turistico estivo e invernale per tanti cremonesi da oltre un secolo. Documenti storici indicherebbero in Sicardo (1155-1215), vescovo di Cremona colui che ha fondato insieme ad altri ecclesiastici, descritto e fatto conoscere ai lombardi la splendida località del Trentino da lui scoperta durante i suoi viaggi verso la Germania. Questo emerge da una serie di studi che la pro loco di Campiglio ed alcuni studiosi trentini hanno compiuto in questi anni.
Fino a circa il 1195 d.C., l’attuale territorio di Campiglio, in altissima Val Rendena, era una landa desolata e inabitata, poco distante dal Passo della Moschera (oggi Passo Campo Carlo Magno) comunicante con la Val di Sole e – via Dolomiti di Brenta – con l’Anaunia (attuale Val di Non).
Tra il 1100 e 1200, tale Raimondo – nell’intento di salvarsi l’anima – fondò in Campiglio un ostello dedicato alla Madonna per proteggere i viandanti che in zona erano spesso oppressi tanto dai predoni quanto dalle avversità della natura (tempeste, nevicate, animali…).

Tra il 1200 circa e il 1222, 4 ecclesiastici di alto rango consegnano all’ospizio (nelle mani del suo priore, Oprando di Madruzzo) altrettante “lettere patenti”. Il loro testo accredita agli occhi di tutti (ecclesiastici, laici, trentini, lombardi, veneti ecc.) colui che le presenta (vale a dire il priore), illustra le finalità dell’ospizio, riferisce la sua condizione di indigenza, invita a beneficare la struttura con elemosine e promette indulgenze più o meno munifiche ai futuri donatori. Di questi prelati, 3 hanno un’autorità diretta sul luogo. Uno, invece viene da lontano e rilascia le indulgenze in qualità di legato del Papa a coloro che faranno elemosine per il mantenimento dell’ospizio. È Sicardo, vescovo di Cremona, che aveva scoperto Campiglio durante i suoi viaggi dalla Bassa padana alla Germania.
Nel novembre del 1222, il priore dell’ospizio convocò a Pinzolo (il centro abitato più vicino a Campiglio, sempre Val Rendena) un notaio di Trento, diversi testimoni, ecclesiastici, laici ecc…al fine di far rogare in atto pubblico le 4 “lettere patenti”: ne scaturisce la pergamena che passerà alla storia come l’atto fondativo di Campiglio. Nel documento sono sintetizzate le parole di Sicardo, vescovo di Cremona e tra i 4 l’ecclesiastico di più alto rango, fornisce una delle primissime descrizioni della località. Egli parla di un ospizio “poverissimo da poco edificato nel vescovado di Trento ad onore di Dio e della Beata Vergine Maria e ad utilità di tutti i passanti di lì nella località di Campiglio, in cima di un difficilissimo monte, dove i passanti venivano oppressi da vari pericoli, nel quale vengono ricevuti i poveri e gli infermi e ai ritornanti vengono dimostrati con cuore ilare, in molti modi ossequi di umanità”. (è la traduzione italiana della pergamena, pubblicata sulla rivista “Civis” quadrimestrale culturale di Trento).
Durante il corso dei secoli, l’ospizio cade in disgrazia, e a fine Ottocento addirittura viene demolito. Ma ormai la fortuna di Campiglio è avviata: un esempio tra i tanti, la Corte asburgica che vi fissa la sua residenza estiva.

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