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Coltellate al vicino per
vendetta: a processo
per tentato omicidio

Verrà processato con il rito abbreviato, Salim Sbai, il 34enne marocchino residente a Cremona accusato del tentato omicidio del suo vicino di casa, un romeno di 32 anni che attualmente risulta indagato con l'accusa di istigazione al suicidio di Michele Barbisotti.
L'avvocato Fabio Galli

L’avvocato Fabio Galli

Verrà processato con il rito abbreviato, Salim Sbai, il 34enne marocchino residente a Cremona accusato del tentato omicidio del romeno Ioan P., 32 anni, suo vicino di casa. Entrambi sono residenti in via Fabio Filzi. Secondo la procura, il 34enne, difeso dall’avvocato Fabio Galli, il 18 agosto del 2015 si era recato nell’appartamento del vicino. Qui aveva estratto dalla tasca dei pantaloni un cutter lungo 26 centimetri con il quale aveva colpito il romeno “con più fendenti alla base del collo, alla spalla destra e alla guancia sinistra” (causandogli lesioni giudicate guaribili in 20 giorni) con l’intento di provocarne la morte. Non ci era riuscito in quanto il vicino aveva reagito, difendendosi. Tra i due c’era stata una lotta furibonda, al termine della quale entrambi erano finiti in ospedale.

Questa mattina, davanti al gup Christian Colombo, l’avvocato Galli ha chiesto per il suo cliente, che è incensurato, il processo con il rito abbreviato condizionato all’esame del medico del pronto soccorso. Il giudice, però, non ha ammesso la testimonianza, e ha aggiornato l’udienza al prossimo 7 aprile per la celebrazione dell’abbreviato. L’imputato è ancora in carcere. La vicenda era iniziata con il 32enne romeno, attualmente indagato per istigazione al suicidio di Michele Barbisotti, il titolare del negozio ‘Michele Cicli’ morto suicida nella notte tra mercoledì 17 e giovedì 18 febbraio, trovato dalla polizia stradale al rondò della Castelleonese alla guida di un’auto completamente ubriaco. L’uomo aveva un tasso alcolemico da record, nove volte il limite, ed era senza patente, in palese stato confusionale e con a bordo un bimbo di 8 anni, figlio della sua convivente. Era diretto al piazzale davanti al CremonaPo per insegnare a guidare al piccolo. L’auto non era sua, ma del vicino di casa. L’aveva presa lui per le sue scorribande. Il mezzo, che aveva avuto un fermo amministrativo di trenta giorni, era intestato alla ditta per la quale il 34enne lavorava.

Su tutte le furie in quanto l’auto era stata utilizzata in maniera sconsiderata, il marocchino, quella sera di agosto si era presentato a casa del vicino. La discussione, complice forse anche qualche bicchiere di troppo da parte del 34enne, era presto degenerata in una lite furibonda durante la quale il marocchino aveva estratto il coltello ferendo al viso il romeno, procurandogli un taglio dalla guancia fino alla gola. All’imputato, rimasto leggermente ferito durante la colluttazione, è contestata la premeditazione in quanto prima di uscire aveva lasciato una lettera alla sua convivente, una romena, con cui si scusava per il gesto che stava per compiere.

Nell’udienza di convalida, il marocchino aveva spiegato di non aver mai voluto uccidere il vicino di casa che a sua insaputa gli aveva preso le chiavi della macchina per poi andare in giro ubriaco con a bordo il figlio della convivente. “Non volevo ucciderlo”, aveva spiegato al giudice, “solo fargli paura. Lui è grande e grosso ed è molto aggressivo”. “Avrebbe dovuto essere un incontro chiarificatore senza violenza”, aveva sottolineato a sua volta l’avvocato Fabio Galli, “e invece le cose sono degenerate. In quella stessa giornata il mio cliente aveva chiesto invano al romeno di accompagnarlo dai carabinieri per dire che le chiavi della macchina le aveva prese a sua insaputa”. Secondo il suo racconto, il marocchino aveva preso il cutter solo per far paura al romeno, ma nella colluttazione era partito un colpo di lama. “Se avessi voluto ucciderlo avrei potuto farlo”, aveva ribadito il 34enne, “e invece lo volevo solo tenere a bada”.

Sara Pizzorni

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