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Carcere, situazione critica
Sappe: 'E' la discarica
sociale della Lombardia'

Foto Sessa

“Il carcere di Cremona è la discarica sociale di Lombardia”. Queste le parole del segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria), Donato Capece, in visita questa mattina presso la casa circondariale di Ca’ del Ferro, in occasione dell’Assemblea regionale del sindacato stesso. L’ennesima denuncia contro una situazione, quella cremonese, che ormai è insostenibile. Al punto che è proprio qui che si registra il maggior numero di tentativi di suicidio: solo due giorni fa, ben due i detenuti che hanno tentato di togliersi la vita impiccandosi nelle proprie celle, salvati in extremis da agenti della polizia penitenziaria. “Ogni fine settimana al carcere di Cremona arrivano decine di detenuti sfollati da San Vittore o da altre strutture. Si tratta di soggetti problematici, spesso disperati e soli”.

Capece

Sono 480 i detenuti ospiti a Ca’ del Ferro, con solo 170 agenti di Polizia Penitenziaria. Il sopralluogo effettuato nella mattinata ha portato alla luce tantissime criticità, anche nel nuovo padiglione, inaugurato nel 2013. “Innanzitutto il fatto che i cancelli automatici funzionano male o addirittura in alcuni casi non funzionano” evidenzia Capece. “Inoltre lungo i muri perimetrali vi sono diverse infiltrazioni d’acqua”. Senza contare che il padiglione, costato 9 milioni di euro, altro non è che una scatola: il progettista non ha neppure pensato di inserirvi una infermeria, o uno spazio comune. “Per non parlare dei sistemi anti-intrusione e anti-scavalcamento, presenti ma non funzionanti” spiega ancora il segretario del Sappe.

Anche il padiglione vecchio vive una situazione difficile, soprattutto per il sistema di sorveglianza dinamica a cui è soggetto. “Un sistema in cui non vi è la presenza degli agenti: le celle restano aperte dalle 9 alle 18 e gli agenti fanno dei pattugliamenti saltuari per controllare che tutto vada bene” evidenzia Capece. “Si tratta di un sistema che non consideriamo positivamente, in quanto agli agenti è più difficile mantenere la disciplina. Senza la presenza degli agenti, capita sovente che vi siano episodi di soprusi da parte dei detenuti più prepotenti nei confronti di quelli più deboli. Molti sono anche i casi di furto. Sono convinto che questo tipo di detenzione dovrebbe essere riservata a detenuti particolarmente meritevoli, o a quelli che sono al termine del proprio periodo di pena”. Tanto più che lasciare i detenuti tutto il giorno a contatto gli uni con gli altri, “favorisca la radicalizzazione degli islamici in carcere: i soggetti più deboli, infatti, possono essere facilmente plagiati in quel contesto”.

Secondo il sindacato, “si dovrebbe ridurre la presenza di persone in carcere, privilegiando altre misure alternative, come il braccialetto elettronico, gli arresti domiciliari e i lavori socialmente utili, per i detenuti con pena definitiva inferiore ai 3 anni. Auspichiamo che nelle carceri italiane rimangano solo 30mila detenuti. Sul territorio, peraltro, è prossima l’apertura di un ufficio distrettuale presidiato da 15 agenti di polizia penitenziaria, che si occuperanno proprio di seguire i dentenuti sottoposti alle misure alternative”.

Non secondaria è la questione della direzione, che da un anno e mezzo vede la presenza di una direttrice pro tempore. “Ma la cosa assurda, è come viene gestita la situazione. Il direttore di Cremona deve andare in trasferta a Mantova, accompagnato da autista, A Cremona arriva in missione il direttore di Voghera. A Voghera va in missione quello di Vigevano. E via di seguito. Non capiamo i motivi di questi spostamenti, che rappresentano uno sperpero di denaro. A Cremona deve essere nominato un direttore che abbia il compito di presidiare la struttura”.

Laura Bosio

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