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Spiava la sua ex con le
telecamere del CremonaPo
Fidanzato geloso a processo

Cieco dalla gelosia, spiava l’ex fidanzata con le telecamere del centro commerciale CremonaPo, dove lui lavorava come addetto alla sicurezza. L’uomo, un 29enne residente nel cremonese, è finito a processo per stalking.
L'avvocato Lattari

L’avvocato Lattari

Cieco dalla gelosia, spiava l’ex fidanzata con le telecamere del centro commerciale CremonaPo, dove lui lavorava come addetto alla sicurezza. L’uomo, un 29enne residente nel cremonese, è finito a processo per stalking. L’imputato, difeso dall’avvocato Vito Castelli, non accettava la fine della storia con Sara, che l’aveva lasciato, e minacciava di ucciderla se l’avesse vista con un altro uomo. Per costringerla a tornare con lui, l’avrebbe poi molestata con ripetute telefonate e sms, alcuni anche dal tono minaccioso: “Non farmi diventare cattivo, poi mi tocca farti del male”. Più volte, sempre secondo l’accusa, ne avrebbe controllato i movimenti sul luogo di lavoro, guardandola dalle telecamere del CremonaPo dove lei lavorava come barista.

Ancora prima della fine della relazione, l’imputato avrebbe alzato le mani sulla fidanzata in almeno due occasioni nell’autunno del 2010, provocandole un arrossamento dell’occhio e dei lividi. A processo, Sara si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Marcello Lattari e oggi davanti al giudice Franceso Beraglia ha testimoniato contro il suo ex. “Mi chiamava, mi inviava messaggi con insulti. Ricevevo 30/40 sms al giorno, mi diceva che mi avrebbe ammazzata”, ha raccontato la ragazza, che ha premesso che già all’inizio del 2010 il suo fidanzato geloso aveva alzato le mani su di lei. “Era assillante. Un giorno in camera mi ha strattonato, mi ha spinto sul letto e mi ha premuto la faccia sul letto, mentre in un’altra occasione mi aveva preso a calci”. “Mi sentivo vessata”, ha raccontato la giovane, “avevo l’ansia, dopo gennaio 2011 non uscivo mai da sola. Per andare al lavoro mi facevo venire a prendere a casa dalle colleghe, fino a quando lui è stato trasferito”.

L'avvocato Castelli

L’avvocato Castelli

La coppia si era conosciuta sul luogo di lavoro e successivamente era andata a convivere. Il 6 gennaio di cinque anni fa lei aveva chiuso la relazione e lui dopo qualche giorno era uscito di casa. “Mi implorava di tornare con lui”, ha detto la testimone, che ha raccontato di quando, nel gennaio del 2011, l’imputato, che pretendeva di entrare nell’abitazione, a forza di calci aveva buttato giù la tapparella. “In quell’occasione mi sono ferita”, ha spiegato Sara. “Lui è riuscito ad entrare e ha preso un martello. Diceva di voler aggiustare la finestra. Poi ha detto che si sarebbe tagliato le vene”. Quel giorno la ragazza era stata accompagnata da un’amica in ospedale dove le era stata riscontrata una contusione alla schiena per essersi ferita con la tapparella. “Mi aspettava”, ha continuato a raccontare la giovane, “mi diceva che sapeva i miei spostamenti. Già sapeva dov’ero e mi raggiungeva”.

Oggi in aula, oltre alla sorella di Sara e al cognato, ha testimoniato anche un’amica e collega di lavoro della vittima, che ha confermato l’episodio accaduto agli inizi del 2010 in casa della coppia. “Ero a cena da loro quando lui ha chiuso a chiave la porta della camera da letto, e io ho sentito dei lamenti. Quando lei è uscita, aveva la camicia strappata e una tumefazione sotto l’occhio. Era evidente che lui le aveva messo le mani addosso”. “Sara aveva paura”, ha raccontato l’amica. “Mi chiedeva di accompagnarla tutte le volte”.

L’udienza è stata rinviata al prossimo primo giugno per l’esame dell’imputato.

Sara Pizzorni

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