Ultim'ora
Un commento

Divorzio breve, boom di
richieste in città: nel 2015
un centinaio le pratiche

Chiudere in men che non si dica il proprio matrimonio, a costo bassissimo, piace ai cremonesi. La novità introdotta dalla legge 132 del 2014, il cosiddetto divorzio breve, in vigore da fine dicembre di quell’anno, ha portato ad un vero e proprio boom di richieste in Comune: oltre un centinaio nel 2015, tra divorzi e separazioni. Le procedure iniziate sono circa 4 a settimana e le telefonate per richiesta di informazioni sono quasi quotidiane. Tanto che mentre all’inizio la procedura veniva effettuata solo al mercoledì pomeriggio, ora l’appuntamento è bisettimanale (anche al martedì mattina). Le prenotazioni effettuate, arrivano già a fine maggio.

“Per poter divorziare in Comune, si fa dapprima la separazione, sempre presso i nostri uffici, e quindi dopo sei mesi è possibile avere il divorzio” spiega la dirigente del Servizio Demografico, Guida Badiglioni (Tiziana Torre e Lorena Sabrina Mezzadri gli ufficiali di Stato Civile che si occupano del servizio). La velocità della procedura e il costo irrisorio (16 euro per ogni coniuge), rendono questo servizio particolarmente appetibile e apprezzato.

Naturalmente per poter accedere al divorzio breve è necessario rispondere ad alcuni requisiti: ci si può rivolgere al sindaco soltanto se la coppia è senza figli minorenni oppure ha figli maggiorenni che non siano disabili o non autosufficienti, e non ha beni da dividere. Se tutto è a posto – e tocca al funzionario di Stato Civile verificare che vi siano le condizioni per potersi avvalere della legge 132 – una volta messa la firma davanti al funzionario e versata la modica somma, ognuno è libero. Dal momento in cui si fa richiesta, ci vogliono al massimo una quarantina di giorni, alla faccia dei costi altissimi del divorzio tradizionale.

Anche il clima è ben diverso da quello che si respira nell’aula di un tribunale. “I coniugi che si recano presso i nostri uffici per separazioni o divorzi sono sereni, non traspare astio tra loro, perché la scelta di chiudere è frutto di un percorso fatto insieme” continua Guida Badiglioni. “Senza dubbio i tempi brevi e il costo irrisorio contribuiscono a creare un clima di tranquillità”. A richiedere questo tipo di servizio si presentano coppie di tutti i tipi, più o meno giovani, e addirittura anche anziani. Nota di colore: a fronte delle cento pratiche avviate per chiudere una unione, 150 sono state invece quelle celebrate ex novo. Solo il 30% in più, quindi, a conferma di un trend in crescita da anni. Anzi, se nell’ultimo decennio, a causa della crisi, il numero dei divorzi era calato, ora grazie alla legge 132 si assiste ad un ritorno del fenomeno.

Ma se se per i divorziandi la vita è migliorata, così non si può dire per gli impiegati dell’ufficio di stato civile di via Ala Ponzone che, con la nuova normativa, si sono visti aumentare il lavoro. “Non è stato un percorso facile” spiega ancora la dirigente. “Gli operatori dei Servizi Demografici hanno qualifiche che non sono quelle di giudfici o avvocati. Dunque per poter mettere in pratica la Legge 132 hanno dovuto fare dei corsi di formazione, ma soprattutto auto-formarsi, con tutte le responsabilità del caso. Non è semplice, infatti, verificare la situazione di ogni coppia per capire se può usufruire o meno del divorzio breve”.

Il tutto, a fronte di una situazione contrattuale tutt’altro che felice: “Gli operatori avrebbero diritto a 300 euro lordi ogni anno come premio per la propria professionalità, che già sono davvero pochi. In più i Comuni da diversi anni, a causa della crisi, non li stanno pagando. Eppure gli ufficiali di Stato Civile sono direttamente responsabili quando succede qualcosa e avrebbero diritto ad un riconoscimento in più”.

Laura Bosio

© Riproduzione riservata
Commenti