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Doveva essere demolito,
parte recupero ad uffici per
il palazzo di c. V.Emanuele

Ha rischiato, prima, di diventare uno dei tanti grandi contenitori vuoti di Cremona; poi di essere demolito per ospitare appartamenti guadagnando in volumetria. Adesso, per il palazzo di corso Vittorio Emanuele che fa angolo con via Ettore Sacchi, c'è un destino migliore.
foto Sessa

Ha rischiato, prima, di diventare uno dei tanti grandi contenitori vuoti di Cremona; poi di essere demolito per ospitare appartamenti guadagnando in volumetria. Adesso, per il palazzo di corso Vittorio Emanuele che fa angolo con via Ettore Sacchi, c’è un destino diverso, dovuto al cambio di proprietà e di progettista, che hanno voluto valorizzare il tessuto storico cittadino salvaguardando l’integrità del palazzo, noto anche come palazzo Quaini per essere appartenuto alla famiglia del notaio. A breve inizieranno i lavori di riqualificazione e cambio di destinazione d’uso del palazzo, divenuto di proprietà di una società tra professionisti, la Nexus Investments. Su circa 1700 mq di superficie, distribuiti su quattro livelli (uno interrato), sorgeranno uffici e sale per riunioni e formazione, perchè quello che la proprietà vuole realizzare non è solo uno studio associato ma una sorta di cittadella di consulenza tributaria finanziaria con un particolare interesse a facilitare la nascita di start up. La localizzazione in pieno centro storico (ma non isola pedonale né ztl) è stata scelta per ragioni di prestigio e dopo una cernita che ha preso in esame i tanti immobili purtroppo vuoti del centro storico, da via Beltrami a piazza Marconi.

fasaniProgettista è l’architetto Federico Fasani, che ieri abbiamo trovato in Comune nelle vesti di professionista e non di consigliere di opposizione. Era lì per ritirare il permesso di costruire. “L’ipotesi demolizione non è stata nemmeno presa in considerazione – spiega – per un preciso input della proprietà, che ci teneva ad insediarsi in centro storico, avendo a cuore il mantenimento del tessuto urbano, cosa che mi trova del tutto d’accordo ed ho favorito. Si tratta  tecnicamente di risanamento e parziale ristrutturazione, per questo il progetto è risultato complesso, in quanto mettere mano ad un edificio d’epoca preservandolo completamente e allo stesso tempo adeguandolo alle normative attuali, impone una progettazione molto dettagliata. In particolare per quanto riguarda gli interventi strutturali, l’acustica, il risparmio energetico. Resteranno gli infissi originali, i pavimenti (in parquet, graniglia, in seminato), non toccheremo nemmeno il porticato interno, limitandoci a tamponare gli archi con particolari vetrate facilmente rimovibili”.

L’edificio è di origine ottocentesca, ma nel 1920 fu oggetto di una profonda sistemazione; tra qualche mese (i lavori dovrebbero concludersi entro fine anno, salvo imprevisti) sarà la sede di lavoro per 40 – 50 persone tra titolari, praticanti e impiegati. Una delle rare iniziative private di recupero edilizio che si sono viste ultimamente in centro storico e che porterà alle casse comunali poco meno di 100mila euro di oneri: tanto di guadagnato per un bilancio in cui la voce edilizia sta da anni calando a picco.

gbiagi

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