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Aggregazioni scuole Crema
Cremona, i sindacati danno
l'altolà alle beghe politiche

Si inaspriscono le divisioni tra Crema e Cremona in merito ai futuri ambiti scolastici, a causa anche della frammentazione dei soggetti competenti a decidere.

Si inaspriscono le divisioni tra Crema e Cremona in merito ai futuri ambiti scolastici, a causa anche della frammentazione dei soggetti competenti a decidere (leggi qui).  Alla vigilia del Consiglio provinciale che giovedì prossimo esprimerà un parere sul dimensionamento scolastico delle scuole superiori, intanto, i sindacati della scuola di Cgil Cisl e Uil fanno sapere di non voler avere nulla a che fare con le beghe politiche dei sostenitori dell’una o dell’altra parte del territorio, riassumibili così: il comune di Crema, capofila di diversi altri, chiede che le sezioni cremasche dell’istituto agrario Stanga (con sede a Cremona in via Milano e via Palestro) si uniscano sotto la dirigenza del professionale Marazzi (attualmente unito all’Apc di Cremona); e che il liceo artistico Munari (dirigenza con sede a Crema e sezione staccata a Cremona), resti solo cremasco, unificato con il professionale Sraffa, dove c’è un corso di grafica. Il Comune di Cremona vede di buon grado l'”indipendenza” del liceo artistico, unificandolo al liceo musicale Stradivari con annessa scuola di liuteria rafforzandone  così i numeri; e accetta anche lo scorporo dell’Apc dal polo col Marazzi, annettendo il professionale cremonese all’altra scuola tecnica, il Torriani; ma non ci sta a che lo Stanga, unica scuola agraria con grande valenza in un territorio prevalentemente agricolo, perda l’importante “pezzo” cremasco.

Di mezzo ci sta la delicata partita degli organici degli insegnanti e del personale amministrativo della scuola pubblica e per questo ora intervengono i sindacati, che con un comunicato congiunto, “considerano inaccettabile il livello di discussione politica che caratterizza da mesi tutti i tavoli di confronto: riordino istituzionale, riordino socio sanitario, ridefinizione degli ambiti scolastici, contraddistinta dall’esplicita volontà di mettere in contrapposizione il distretto cremonese da quello cremasco e puntando strumentalmente alla conflittualità fra i lavoratori; ribadiscono che le eccellenze del territorio presenti sia nel distretto cremonese sia nel distretto cremasco, ivi comprese le professionalità, devono essere tutelate e valorizzate; evidenziano la loro indisponibilità ad essere coinvolti in dinamiche e discussioni che nulla hanno a che fare con i servizi destinati ai cittadini”. Un’accusa precisa alla politica, per litigiosità e campanilismo, dunque.

“L’Amministrazione Provinciale – spiegano ancora i sindacati –  ha voluto sottoporre alla nostra attenzione la sua proposta in merito al dimensionamento delle istituzioni scolastiche anche in funzione della novità rappresentata dagli ambiti territoriali introdotti dalla legge 107.
I criteri che sottostanno al nostro parere hanno riguardato:
– la stabilità pluriennale degli istituti ovvero garantire ad ogni autonomia scolastica un numero di alunni adeguato (nettamente superiori ai 600);
– il mantenimento del numero delle autonomie scolastiche al fine di garantire una maggiore qualità dell’offerta formativa anche attraverso il raccordo con i soggetti istituzionali;
– l’omogeneità dei percorsi formativi al fine di salvaguardare le professionalità del personale della scuola.
La prospettiva con la quale abbiamo affrontato il confronto con i soggetti coinvolti nella governance territoriale: ASCA (associazione delle scuole autonome), ex provveditorato e componenti datoriali, è stata quella di contribuire allo sviluppo economico e sociale del territorio valorizzando le risorse umane in esso operanti, ben sapendo che la delibera istituzionale è di competenza della Provincia di Cremona e di Regione Lombardia”.
I sindacati confederali concludono con un appello: “Che la discussione politica sull’offerta formativa verta sul merito di ciò che serve ai cittadini e alle imprese del nostro territorio e non su logiche campanilistiche”.

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