Un commento

Coord. democrazia
costituzionale d'accordo
con Anpi naz. su referendum

Lettera scritta da Coordinamento Democrazia Costituzionale

Egregio Direttore,

nella nostra veste di portavoce del Coordinamento Democrazia Costituzionale di Cremona riteniamo utile intervenire sulla e nella quérelle giornalistica che da giorni occupa pagine e pagine dei mezzi di informazione locali, in particolare, sul ruolo dell’ANPI.

L’ attacco all’ ANPI e’ partito prima a livello nazionale per poi essere trasferito a livello locale, innescato da quella parte che sostiene questa revisione della Costituzione come cosa “obbligatoriamente” buona. Visto che all’interno dell’ANPI , anche a livello locale, il confronto rigoroso e democratico di questi mesi ha maturato un orientamento ben diverso, ci chiediamo perchè invece di capirne le ragioni e di rispettare la sua scelta per il No, si è preferito attaccarla dall’esterno con tanta durezza. Sia chiaro: nessuno in democrazia può ritenersi al riparo da critiche, anche le più ingenerose, perchè nessuno può pretendere di avere la verità in tasca e ciascuno è portatore solo della propria parzialità. Nessuno, crediamo, arriva a mettere in discussione che l’ANPI abbia diritto ad esprimere con chiarezza la propria posizione prevalente, visto che la Costituzione è di tutti e che l’ANPI ha addirittura nel proprio Statuto il compito di salvaguardare e rendere sempre attuale valori e principi della Costituzione, proprio perchè conquistati dalla lotta partigiana. Tra questi valori: la libertà e il pluralismo che legittimano l’indipendenza di giudizio e nessuna subalternità verso chi è al potere in quel momento. Naturalmente l’indipendenza di giudizio e la professione di antifascismo non sono qualità che l’ANPI ha in esclusiva, ma ogni democratico dovrebbe essere fiero dell’esistenza di associazioni che, senza alcun tornaconto personale o di gruppo, esercitano una vigilanza democratica sui processi istituzionali e costituzionali in corso e sulla loro coerenza con i Principi Fondamentali (articoli 1-12) e con i Diritti e i Doveri dei Cittadini espressi nella Parte Prima della Costituzione (articoli 13-54). Perchè la Repubblica del Premier non è più una Repubblica parlamentare.

Perchè il Senato può essere trasformato o anche abolito ma, in ogni caso, non può diventare una camera di nominati. (occorrono contrappesi istituzionali non sottoposti al controllo del Governo). Perchè la scelta dei rappresentanti in Parlamento deve essere nelle mani dei cittadini elettori per garantire “il voto libero ed eguale” e non in gran parte riservata ai vertici nazionali dei partiti. In questi mesi la colpa, per noi il merito, dell’ANPI è stato quello di tenere la schiena dritta di fronte alle pressioni del Governo, di incrinare le certezze dei sostenitori del pensiero unico e di questa revisione costituzionale come unica via di salvezza, rivelandone limiti e distorsioni, infine di non rendersi complice di una narrazione unilaterale. Per l’ANPI come per il Coordinamento di Democrazia Costituzionale queste modifiche sono “strappi” alla nostra Costituzione ancora vigente, sono strappi dolorosi che produrrebbero meno democrazia. Sono una forzatura di una parte politica, coincidente con l’attuale Governo, che non può arrogarsi la pretesa di essere pienamente in sintonia con l’attuale Costituzione né di avere il consenso di una associazione storica dell’antifascismo italiano come l’ANPI. Ciascuna delle parti è convinta di avere ragioni migliori degli altri, ma alla fine al referendum di ottobre sarà importante che siano i cittadini a decidere se approvare o bocciare queste modifiche alla Costituzione, in modo consapevole. Consapevole dei contenuti che si approvano o si bocciano, consapevole delle conseguenze che il voto produce. Su questioni di questa importanza non è ammessa per nessuno ignoranza o fuga dalle responsabilità di cittadino elettore. Per parte nostra lavoreremo per garantire che a ottobre il voto di tutti sia libero, personale, informato e liberato da condizionamenti e paure. Intanto in queste settimane stiamo organizzando banchetti per la raccolta firme di quei cittadini che avvertono l’esigenza di rivendicare già oggi il diritto di parola e di voto sulle modifiche alla Costituzione che, essendo di tutti, non può essere delegata ai soli gruppi parlamentari. Così come raccogliamo firme per modificare su due quesiti significativi la legge elettorale denominata Italicum che assomiglia ancora troppo al Porcellum, giudicato incostituzionale dalla Corte due anni fa. Per la raccolta firme c’è tempo fino alla fine di giugno. Anche su questo strumento di democrazia partecipata chiediamo ai media cremonesi una informazione corretta e adeguata.

Emanuela Ghinaglia – Vincenzo Montuori  – Marco Pezzoni  – Chiara Tomasetti

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Commenti
  • Nokia

    un bel tacer non fu mai scritto