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'Inneggiò all'Isis in rete':
scarcerato il kosovaro che
aveva rapporti con Kastrati

Il tribunale del Riesame di Brescia ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Gaffur Dibrani, il kosovaro 24enne arrestato due settimane fa a Fiesse, in provincia di Brescia, con l’accusa di apologia del terrorismo. Per la Digos di Brescia avrebbe fatto propaganda islamica in rete. Dopo due settimane, il Riesame ha accolto la richiesta dell’avvocato e Dibrani è stato scarcerato.
Durante le indagini è emerso che Dibrani era in contatto con il connazionale Resim Kastrati, il 23enne di Pozzaglio espulso nel 2015 prima dall’Italia e poi dalla Germania perché accusato di aver abbracciato l’ideologia jihadista. Tra i due sono stati riscontrati numerosi contatti telematici. Proprio come per Dibrani, anche per Kastrati gli investigatori avevano continuato a monitorare senza sosta le attività di propaganda islamica su internet. Da alcune conversazioni online inviate da Kastrati da un suo secondo profilo Facebook che celava la sua vera identità diceva di essere attivo come imam sul territorio cremonese e di aver contribuito “alla conversione di almeno sei italiani”. Alla fine per lui era scattata l’espulsione disposta dal ministero dell’Interno dopo una segnalazione dei poliziotti della Digos di Cremona. Per Dibrani era invece scattato l’arresto. Nei confronti di quest’ultimo si ipotizzano i reati di apologia dei delitti di terrorismo e istigazione a commettere atti di terrorismo, con l’aggravante dell’uso di strumenti informatici. Nella sua abitazione, gli agenti di polizia avevano sequestrato materiale informatico: telefoni e cellulari che dovranno essere analizzati. Dibrani era in Italia da più di dieci anni ed era in possesso di una carta di soggiorno a tempo indeterminato per ragioni di famiglia. Documento ora sospeso.

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