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No al Referendum, successo
per i due incontri con
Bersani e Quagliarello

Doppio incontro per il fronte del no, ieri sera a Cremona. Al teatro Monteverdi, il protagonista è stato l’ex segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani. In sala Zanoni, nell’incontro organizzata da Andrea Sozzi e Maria Vittoria Ceraso della Lista Perri, l’ospite è stato Gaetano Quagliariello, ex ministro del governo Letta e fondatore di Idea, Identità e Azione, di cui fan parte alcuni fuoriusciti del Nuovo Centrodestra.

In un teatro quasi pieno, Bersani, utilizzando come spesso fa alcune simpatiche metafore, non ha deluso i suoi sostenitori. Presenti in sala anche gli ex sindaci di Cremona, schierati per il no, Gian Carlo Corada e Paolo Bodini. Referendum e futuro dell’Europa i temi principali della serata. Ai tre sindaci renziani, Galimberti, Palazzi e Gori, protagonisti dell’incontro di venerdì al Cittanova, che aveva rinfacciato a Bersani di aver votato tre volte sì alla riforma, risponde così: “Dite a loro che Bersani ha sempre votato anche il contrario di quel che erano le intenzioni su articolo 18, legge elettorale, condoni, liberalizzazioni. Non parlino a me di coerenza”. +

Sull’Europa ha messo invece in guardia dal diffondersi della destra populista. Poi ha parlato delle elezioni Usa per osservare che “dimostrano che la politica deve cercare la realtà, non chiudersi in un intreccio con l’informazione classica. Un autoconvincimento che inganna”. Entra nel merito della riforma: “Non l’avrei fatta così. L’intenzione era buona, ma la Carta l’abbiamo cambiata 36 volte, non è un inedito. Io l’avrei votata a condizione che si rottamasse l’Italicum e con l’elezione diretta dei senatori. Il rischio che la democrazia prenda una piega sbagliata è il problema numero uno”.

Di riforma “sbagliata nel metodo e nel merito” ha parlato Quagliariello. “La Costituzione si chiama anche Legge fondamentale perchè doverebbe unire – ha detto il leader di Idea -. Questa Costituzione spacca invece l’Italia in due come una mela e poi non risolve nulla e non darà più stabilità al governo. E nemmeno risolverà i problemi del rapporto tra Stato e Regioni”. Ancora: “Passeremo dal bicameralismo perfetto a quello confuso”. Ma, conclude sorridendo “il 5 dicembre, il sole sorgerà comunque”.

quagliarello

Simone Bacchetta

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