Cronaca
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'Adozioni di misericordia', già 7 i carcerati che hanno ricevuto l'aiuto dei cittadini

Già sette sono i carcerati di Cremona che sono stati “adottati”, nell’ambito dell’iniziativa lanciata dalla Diocesi delle “Adozioni di misericordia”. Una iniziativa lanciata dalla Diocesi durante l’Avvento. Buona parte della popolazione della struttura penitenziaria di Cremona è infatti caratterizzata da una situazione di grande povertà ed emarginazione: si parla del 25%.

Come spiega il sito della Diocesi, se la soglia di povertà estrema è fissata alla disponibilità di 1,90 dollari al giorno, nel carcere di Cremona 1 detenuto su 4 (un centinaio globalmente) non ha a disposizione nemmeno un euro.

A fronte di questa situazione da anni cerca di far fronte la Caritas diocesana attraverso il Progetto “Fratello Lupo” coordinato dal diacono Marco Ruggeri, in sinergia con i cappellani don Roberto Musa e don Graziano Ghisolfi.

Nel giro di poche settimana sono già state garantite sette adozioni, con altrettanti privati cittadini che mensilmente garantiscono una donazione di 20 euro. I soggetti più bisognosi di aiuto sono stati individuati dalla Caritas in sinergia con i cappellani, anche su segnalazione della stessa amministrazione penitenziaria.

Per ora i donatori sono singoli cittadini che, come loro stessi hanno precisato al momento della sottoscrizione, intendono garantire un segno di vicinanza a quanti vivono situazioni di estrema povertà, al di là degli sbagli compiuti in passato. Anzi, andando proprio nella direzione di una rieducazione attraverso la solidarietà.

In queste settimana altre persone – tra cui anche giovani coppie – hanno chiesto maggior informazioni sull’iniziativa proprio per ragionare su una possibile adozione. Intanto la Caritas sta cercando di coinvolgere sempre di più parrocchie, oratori, gruppi giovanili o di catechesi, movimenti e associazioni ecclesiali.

Un impegno portato avanti anche dalla Cappellania del carcere, nel tentativo di coinvolgere sempre di più il tessuto ecclesiale. I seminaristi, ad esempio, hanno ripreso a condurre alcuni incontri di catechesi all’interno della casa circondariale, così come diversi movimenti ecclesiali come Comunione e Liberazione e i Carismatici si impegnano nell’animazione liturgica e nella catechesi. E non mancano neppure laboratori e iniziative portate avanti da Gruppi e Associazioni. Ultimo in ordine di tempo quello de “I Buoni di Ca’ del Ferro”, il laboratorio per la trasformazione agroalimentare promosso dalla Cooperativa Sociale Nazareth di Cremona, guidata da don Pierluigi Codazzi.

Da ricordare, infine, che la Caritas, ha reso operativo un appartamento per eventuali permessi premio di detenuti privi di altri riferimenti, o l’ospitalità di famigliari di carcerati provenienti da lontano per i colloqui e impossibilitati a permettersi un pernottamento in albergo.

L’auspicio è quello che sempre più la casa circondariale cremonese possa aprire le proprie porte alla città, creando sempre nuove opportunità di incontro e di condivisione per un processo di vera rieducazione e di reinserimento sociale.

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