Un commento

Sfratto autonomi da sedi
comunali: dopo 2 anni
niente di fatto

Il capogruppo della Lega Nord Alessandro Carpani torna a chiedere, con un ordine del giorno al prossimo consiglio comunale, che il sindaco e la Giunta “mettano in campo tutte le azioni possibili affinché l’Amministrazione comunale ritorni in pieno possesso degli immobili e delle aree ancora attualmente occupate dalle sedi del CSA Dordoni e del Csa Kavarna, entro e non oltre il 31 Luglio 2017”. “Sono trascorsi ormai 2 anni – ricorda Carpani –  da quel sabato 24 Gennaio 2015 nel quale si è scritta una pagina nera della storia della nostra città, dove la manifestazione organizzata dal CSA Dordoni, dopo gli scontri del 18 gennaio nel piazzale antistante la sede del centro sociale ( il cui slogan era “pagherete caro, pagherete tutto”), è sfociata in guerriglia urbana, odio, devastazione;
gli autonomi coperti da caschi, passamontagna e armati di bombe carta, pietre, spranghe hanno attaccato le forze dell’ordine, hanno assaltato la caserma della Polizia Locale, hanno imbrattato muri e distrutto vetrine di uffici, negozi, banche; per una intera giornata, Cremona e i suoi cittadini sono rimasti in balia di questi delinquenti”.

Secondo Carpani, “i Centri Sociali e i loro esponenti sono i principali responsabili di quanto accaduto quel giorno e di altri fatti spiacevoli che hanno colpito la nostra comunità; l’Amministrazione comunale deve assumersi la responsabilità di non concedere più spazi, immobili, aree al Csa Dordoni e al Csa Kavarna”. L’esponente leghista ricorda anche quali furono le immediate parole del sindaco dopo le devastazioni: “La risposta sarà immediata, durissima e i colpevoli dovranno assumersi le proprie responsabilità’ ‘non rinnoveremo più le convenzioni per le strutture di proprietà comunale’” nelle quali – continua Carpani – sono ancora presenti le sedi dei due Centri Sociali autogestiti; gli immobili, sede dei centri sociali di Cremona, sono di proprietà del Comune e, quindi, della comunità; le associazioni che occupano proprietà comunali devono rispettare il decoro per gli immobili concessi e devono rispettare la città che li ospita ‘quasi gratuitamente’; le convenzioni per gli immobili e le aree occupate dai due CSA sono scadute ormai da diversi mesi”.

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Commenti
  • Dott. Landi Roberto

    Viene voglia di fare di questo mio intervento una sorta di lettera aperta ad un Sindaco che non risponde mai alle istanze dei suoi cittadini, se non attraverso comunicati che lo sottraggono a qualsiasi confronto con i suoi interlocutori, che negano i problemi, rifiutano l’ammissione di qualsiasi errore da parte sua o della sua Amministrazione. Eppure la domanda, nella fattispecie, è davvero semplice. Quale concetto di legalità ha un amministratore come questo? Quello delle “grida” di manzoniana memoria, tanto roboanti quanto vacue nei loro effetti concreti, o quella dello Stato e delle sue leggi? Quello dei discorsi su massimi sistemi ispirati a principi idealistici, o quello del concreto agire a tutela – per quanto di propria competenza, è ovvio – della cittadinanza? I fatti del gennaio di due anni fa furono gravissimi. Si strumentalizzarono gli incidenti nel parcheggio di Via Mantova, sposando a priori la tesi dell’aggressione “fascista”, smentita fin dalla prima ricostruzione dei fatti. Si diede un sostanziale avallo a quel corteo di facinorosi ammantati di bandiere rosse, che degenerò in scontri che i dimostranti – è comprovato – pianificarono con cura. Se è vero – lo dice l’articolo 27 della nostra Costituzione – che la responsabilità penale è personale (ma sono stati davvero in pochi finora a rispondere di quelle devastazioni e dubito purtroppo che altri saltino fuori in futuro), è altrettanto assodato che è esistito un clima di connivenza ed omertà politica e morale che fece allora da cornice ai centri sociali. Come dimenticare infatti gli esponenti del PD e dei vari comitati antifascisti che platealmente aderirono al corteo, sposando in pieno le asserite ragioni di quegli aggrediti, che risultarono in realtà aggressori? Poi fecero spallucce, davvero non pensavano potesse finire così, quanto accadde a Genova nel 2001 evidentemente non aveva insegnato loro alcunché. E che perdura oggi, facendo finta di ignorare le parole che Galimberti pronunciò – una sorta di ruggito del coniglio, con il senno di poi – mentre Internet e le televisioni ci mostravano le immagini del comando della Polizia Locale devastato, di decine di criminali mascherati che con spranghe e molotov sfasciavano vetrine e bancomat. Semplici parole lei sue, mai seguite da fatti concreti. I violenti sono rimasti nei loro covi. Galimberti risponda semplicemente a tutti noi : perché?