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A Cremona in otto anni
perse un centinaio di
imprese del commercio

Cremona, tra il 2008 e il 2016, ha “perso” quasi un centinaio di imprese del commercio. Sono spariti una sessantina di negozi in sede fissa e una quarantina tra bar e pubblici esercizi. Il centro si impoverisce, percentualmente, meno delle periferie. Le imprese in sede fissa registrano un indice negativo del 6,8% in centro e dell’11,6% in periferia. Per alberghi, bar e ristoranti, invece, la situazione è invertita. All’ombra del Torrazzo sono “scesi” del 13,4%, fuori dal centro la contrazione è del 4,3%. Inoltre, diversamente da altre città italiane, il commercio ambulante non cresce, anzi: nel periodo dell’analisi nel complesso della città si registra una diminuzione di quattro imprese. Sono i dati emersi dallo studio di Confcommercio nazionale, “Demografia d’impresa nei centri storici italiani” che prende in esame quaranta capoluoghi di provincia, e tra questi anche la nostra città.

“L’analisi di Confcommercio lascia al ‘sistema Cremona’ spunti utili di riflessione” dichiara il presidente di Confcommercio Vittorio Principe. “Innanzitutto si fotografa una situazione che richiede interventi efficaci perché agli indici negativi tornino a sostituirsi valori positivi. E’ un traguardo possibile come insegna, ad esempio, Bergamo che sul centro storico, nonostante la crisi, registra lo stesso identico valore nel 2008 ed oggi mentre, considerando tutta la città vede un incremento di una sessantina di aziende. O, ancora, a Parma che, in centro vede una contrazione solo dell’1,4% (16 imprese). Inoltre occorre essere consapevoli che Cremona ha anche un problema nel ‘turn over’ delle insegne con tante imprese che aprono ma spesso chiudono velocemente, lasciando spazio ad altri marchi. Anche sulla longevità delle imprese, ritengo, sia necessario intervenire.

Guardo con preoccupazione anche all’andamento delle imprese legate alla ristorazione, specchio da un lato di un turismo che non decolla e, dall’altro, di un centro che perde appeal come polo di aggregazione sociale. Un dato che è ancora più allarmante se confrontato con il trend nazionale che vede un aumento di oltre dieci punti percentuali”.

“Avere risultati negativi (e comparabili) tra commercio in sede fissa e imprese della accoglienza e della ristorazione testimonia che ci sono nodi da risolvere che non sono imputabili a chi gestisce i negozi” continua Principe. “In tante occasioni abbiamo denunciato il problema ed anche quelle che per noi sono le politiche da adottare. A partire dai temi della accessibilità del centro. Non nascondo la preoccupazione che le “modifiche” introdotte in tempi recenti portino ad un impatto negativo sul tessuto commerciale di Cremona.  Siamo alla vigilia della apertura dell’iter per la variante generale al Pgt. Credo che sia importante fissare come priorità quella del rilancio del centro ed adottare soluzioni adeguate”.

Per Vittorio Principe servono “politiche a favore delle città” messe in atto ad ogni livello di Governo. “Condividiamo appieno – conclude –  la richiesta avanzata da Carlo Sangalli all’Esecutivo affinchè adotti efficaci misure di agevolazione fiscale per favorire l’apertura e la sopravvivenza delle attività commerciali nei centri storici”.

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Commenti
  • Stante59

    Intanto la desolazione del centro storico è sotto gli occhi di tutti; tranne di chi ci amministra….

  • Ronni

    Finalmente i dati nazionali smentiscono i nostri amministratori…!!!! Secondo i quali è sempre colpa dei commercianti e degli affitti !!!!