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Diffamarono professionista
definendola 'organizzatrice
di festini'. Multa di mille euro

L'avvocato Massimo Tabaglio

L’avvocato Massimo Tabaglio

Avevano diffamato una professionista cremonese, definendola “una volgarissima prostituta, organizzatrice di festini, di orge e di incontri con clienti danarosi e nobildonne”. Una persona “che non si lavava e che quindi bisognava stare attenti ad eventuali malattie contagiose”. Questa mattina gli imputati, Sergio Basellini e Germanella Pigoli, di Crema, sono stati condannati in appello ad una multa di mille euro ciascuno. Il 23 maggio scorso, nei loro confronti, il giudice di pace Daniela Badini aveva applicato per la prima volta la pena della permanenza domiciliare per un periodo di 45 giorni, una sanzione paradetentiva che il giudice di pace può decidere di applicare nei casi più gravi al posto della pena pecuniaria. La permanenza domiciliare è determinata nella durata secondo criteri di gradualità rispetto alla gravità del reato, e comunque in una forbice compresa tra un minimo di 6 ed un massimo di 45 giorni, come era stato deciso nei confronti degli imputati, condannati a risarcire i danni con una somma complessiva di 4.500 euro: 2.500 euro Basellini e 2.000 la Pigoli. Oggi in appello a Cremona, il giudice Francesco Beraglia, in parziale riforma del primo grado, ha deciso per una pena più lieve: una multa di mille euro ciascuno, confermando le statuizioni civili.

La motivazione della sentenza sarà depositata entro 60 giorni.

Nel processo, la professionista, una nota perita grafologa, era parte civile attraverso l’avvocato Massimo Tabaglio, che ha definito la vicenda “grave e pesante, anche perché ha coinvolto i familiari della mia assistita”.

Dal 2009 al 2012 gli imputati avevano continuato ad offendere la reputazione della professionista, sparlando di lei a diverse persone. Di queste voci che giravano sul suo conto, la vittima era venuta a conoscenza solo il 18 agosto del 2012 durante una cena con alcune amiche. In quell’occasione la donna aveva parlato del suo rapporto con gli imputati, soci di due società dalle quali lei aveva manifestato l’intenzione di uscire per una condotta dalla stessa definita “non trasparente” da parte di Basellini e della sua convivente Pigoli. Durante la cena, aveva inoltre confidato alle compagne di aver prestato alla coppia una somma di 90.000 euro che non le era mai stata restituita.

A quel punto le amiche, sorprese dal suo racconto, le avevano confidato che i due imputati sparlavano di lei, dicendo che era “una volgarissima prostituta”, “che d’altra parte non poteva essere diversamente, visto che anche la madre era considerata conosciuta e definita tale” e che la figlia della donna “faceva uso di sostanze stupefacenti”. A quelle stesse amiche, Basellini e Pigoli avevano riferito che più volte, quando telefonavano alla donna, lei non rispondeva “perché impegnata con clienti occasionali per scopi sessuali a scopo di lucro”, e che inoltre, “essendo conosciuta in tutta Cremona, mascherava l’attività di prostituta con la sua attività di professionista al fine di allargare la sfera dei suoi clienti per prostituirsi negli ambienti più altolocati di Cremona e dintorni dove organizzare insieme a nobildonne, festini, orge ed incontri con clienti danarosi, ovviamente a pagamento”.

La professionista aveva quindi sporto querela. A maggio 2016 la condanna di primo grado, oggi la parziale conferma con la sentenza d’appello.

Sara Pizzorni

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