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Diffamò Aldo Protti, blogger
condannato. Moglie: 'A mio
marito restituita l'onorabilità'

Nella foto da sinistra l’avvocato Bazzano e la vedova di Protti Masako Tanaka. Più a destra l'avvocato della difesa Polara

Aldo Protti

Colpevole di diffamazione: questa la sentenza emessa oggi dal giudice Francesco Beraglia nei confronti di un blogger cremonese accusato di aver diffamato il baritono Aldo Protti. Come chiesto dal pm onorario Silvia Manfredi, l’imputato è stato condannato a mille euro di multa, pena sospesa, e al risarcimento alla parte civile di una provvisionale di 3000 euro, oltre al pagamento di 4000 euro di spese legali.

Sotto accusa, due articoli pubblicati nel maggio del 2011 contenenti frasi giudicate ingiuriose nei confronti del celeberrimo artista cremonese scomparso nel 1995 e al quale Cremona ha dedicato una via. Articoli che mettevano in relazione Protti con i rastrellamenti in Val di Susa dove vennero trucidati anche partigiani cremonesi. “Articoli”, per il pm, “andati oltre il diritto di critica”.

Nel processo, parti civili attraverso l’avvocato Alberto Bazzano, del foro di Torino, si sono costituiti la moglie giapponese di Protti, Masako Tanaka, e i suoi due figli. Nelle sue conclusioni, l’avvocato di parte civile ha passato in rassegna tutta l’indagine che ha portato al processo, prendendo in esame le diverse testimonianze e le ricerche storiche effettuate sulla figura del baritono cremonese, concludendo che “non esiste alcuna testimonianza affidabile e neppure documenti che attestino che Protti avesse partecipato all’uccisione di partigiani cremonesi”. “Protti fascista e rastrellatore? Tutto falso”, ha ribadito il legale. “La figura di Protti è stata infangata”. In aula, l’avvocato ha riportato alcune delle frasi degli articoli del blogger finite sotto accusa: “Protti canaglia di guerra, un delinquente che ha nascosto il suo passato”. Frasi che secondo la parte civile “non sono state supportate da alcuna fonte e che comunque vanno al di là del diritto di cronaca, che tra i suoi requisiti, tra l’altro, annovera quello della verità, in questo caso assente”. “Protti”, ha continuato Bazzano, “si era sempre dichiarato contrario agli eccessi delle Brigate Nere, non era neppure simpatizzante di Farinacci”.

“Che Protti non avesse avuto nulla a che fare con i rastrellamenti”, ha ricordato il legale, “ce l’hanno detto le ricerche storiche effettuate in occasione della proposta di intitolazione della via a Protti e di quelle ordinate dall’allora gip Guido Salvini. Lo ha detto, ed è registrato, anche Luciano Merluzzi, in servizio all’epoca nello stesso distaccamento della Gnr in cui militava Protti ad Avigliana” (Merluzzi avrebbe dovuto testimoniare nell’udienza dello scorso 17 maggio ma nel frattempo è deceduto). “Il Foglio Notizie”, ha aggiunto ancora Bazzano, “sostiene che ad Avigliana, Protti era arrivato il 10 luglio del 1944, quando l’eccidio era già successo, e lo stesso Luciano Panena, critico musicale, ha sempre detto che il giorno della strage, Protti era a Firenze”.

L’avvocato Bazzano ha anche fatto riferimento al “clima di astio” che si era creato quando l’amministrazione di Oreste Perri aveva deciso di intitolare via Strettalunga al baritono cremonese: “Ne sono seguite manifestazioni di disapprovazione sotto casa della famiglia Protti e atti vandalici contro la targa. Una situazione insostenibile per la famiglia anche a causa delle notizie sul web che circolavano contro Protti”.

Posizione totalmente diversa, quella dell’avvocato Andrea Polara, difensore dell’imputato. “Non è vero che il mio cliente ha lavorato senza fonti. La sua fonte era l’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani italiani. Non un fumetto, ma una società discretamente attendibile”. Il legale ha poi ricordato le tre precedenti richieste di archiviazione del caso da parte della procura “che aveva considerato le espressioni degli articoli di carattere politico e di interesse pubblico”. Richieste alle quali la famiglia si era opposta, fino a quando il giudice Guido Salvini aveva ordinato l’imputazione coatta del blogger, finito poi a processo davanti al giudice Beraglia.

Basandosi sulle stesse indagini storiche ordinate dal giudice Salvini, l’avvocato Polara ha detto che “è verosimile, anzi, è quasi certo che Protti non abbia partecipato all’eccidio di Col del Lys, ma sicuramente ha partecipato all’operazione ‘Nachtigall’, che è stata una vera e propria operazione di guerra. Non è vero che la compagnia di Protti era esclusivamente preposta all’ordine pubblico”. “Il contenuto degli articoli del mio cliente”, ha spiegato il legale, “non è affatto stato smentito dalle prove raccolte fino ad oggi, e sulla forma, la procura stessa si è espressa sul tono spiccatamente politico”.

Polara ha poi nettamente preso le distanze sul fatto di aver messo in relazione gli articoli con i danneggiamenti alla targa di Protti o alle manifestazioni di protesta. “Gli articoli del mio cliente sono successivi a quei fatti. Lo si è preso come capro espiatorio”. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 60 giorni.

Soddisfatta della decisione del giudice si è detta la moglie del baritono cremonese: “Mio marito è sempre stato innocente, dopo 22 anni gli è stata restituita l’onorabilità. Ora Cremona può andare fiera di Aldo Protti”.

Sara Pizzorni

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