Cronaca
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Governance liuteria: la proposta del Distretto fa discutere, artigiani divisi

Si riunirà alla fine di luglio (il 28) la cabina di regia della governance della liuteria, l’organismo voluto dal sindaco Gianluca Galimberti per trovare nuove strade di valorizzazione e di consolidamento del ruolo di Cremona come capitale della liuteria mondiale. Un ruolo che alcuni  liutai, peraltro, danno già per perso, minato dalla concorrenza internazionale, da scarse protezioni economiche e da contrapposizioni interne di vecchia data nel contesto cremonese, che negli ultimi anni non si sono certo appianate. In questo prossimo incontro le associazioni di categoria (Cna e Confartigianato)  dovrebbero esprimersi sulla proposta lanciata dal sindaco nell’ultimo incontro di metà maggio: per superare l’annoso problema della certificazione degli strumenti (il marchio rilasciato dal Consorzio Liutai Stradivari, non è condiviso dalla totalità degli operatori) le singole botteghe potranno scegliere di aderire al neonato  “Distretto Culturale della Liuteria” sottoponendo parte della produzione alle analisi dei laboratori del Museo del Violino (Laboratorio Arvedi di Diagnostica non Invasiva dell’Università di Pavia e Laboratorio di Acustica Musicale del Politecnico di Milano): in tal modo, si andrà a creare un database della liuteria contemporanea nonché un dossier per uno strumento all’anno, contenente per esempio l’analisi dei materiali usati nella costruzione basata su scansione laser a raggi X o il risultato dell’analisi vibrometrica e acustica del violino finito.

Ben lungi dall’ottenere un gradimento unanime, questa proposta ha subito  suscitato una serie di mugugni: ad esempio – affermano alcuni operatori – alcune indagini diagnostiche di tipo laboratoriale sarebbero inutili per attestare la qualità di uno strumento moderno, uno spreco di soldi in pratica, adattandosi piuttosto alle necessità del restauro. D’altro canto, c’è chi sostiene che il rispetto della tradizione cremonese ha sempre più bisogno di affiancarsi alle nuove tecnologie, tema cardine del programma annunciato da Galimberti, che però fatica a trovare una larga condivisione. E così, come ai tempi della stesura del disciplinare per il marchio Cremona Liuteria (rilasciato dal Consorzio Liutai (nuovo presidente da poche settimane Giorgio Grisales) la categoria è divisa e qualcuno fa notare che proprio la lunga e difficoltosa strada percorsa per arrivare a quel disciplinare dovrebbe sconsigliare l’amministrazione a proseguire il percorso verso nuovi tipi di certificazione.

In  tutto questo sta iniziando ad agitarsi anche la politica, con una presa di posizione di alcuni giorni fa da parte dell’esponente di Fi – An Marcello Ventura che sondando tra i malumori dei liutai afferma in sostanza che un secondo marchio è inutile e che anche grazie al marchio Cremona Liuteria, la città ha ottenuto il riconoscimento UNESCO come patrimonio dell’umanità, “grazie al contributo del Consorzio Liutai che è stato l’artefice principale per il riconoscimento, in quanto aggregazione di imprese come salvaguardia del patrimonio storico culturale liutario cremonese”. Secondo Ventura, il varo di un Distretto della liuteria sarebbe un modo per accedere a nuovi contributi: “Mi piacerebbe riuscire a sapere – afferma il consigliere – e a scoprire quello che è il vero scopo della creazione di questo Distretto, perché non si è ancora capito.
Ma forse una idea potrebbe essere quello di reperire i fondi della Fondazione Cariplo per farli avere al Museo del Violino invece di utilizzarli per nutrire tutto il comparto liutario cremonese (…) Cosa è giusto il Distretto della Liuteria? Quale ne è veramente lo scopo? Quali sono gli obiettivi da raggiungere? A chi porta veramente benefit quando un marchio già esiste ed al quale qualsiasi liutaio può accedere quando vuole?”.

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