Cronaca
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'Cedesi attività': aria di crisi anche tra i tabaccai

Aria di crisi anche tra i tabaccai, uno dei settori merceologici che risentono meno del calo dei consumi (ma con le sigarette elettroniche un calo nei tabacchi c’è stato) dal momento che trattano generi di monopolio, ma che negli ultimi anni ha richiesto molti investimenti in termini di servizi aggiuntivi. Nella centralissima via Solferino, è appeso da qualche settimana il cartello ‘cedesi attività’  sulla vetrina dell’unica tabaccheria presente, ma almeno altre tre titolari sarebbero alla ricerca di compratori in rivendite collocate all’interno del perimetro delle vecchie mura, una zona che si direbbe appetibile vista la presenza di uffici pubblici che richiedono valori bollati e similari. Ciononostante sono pochi quello che riescono a vendere ai prezzi richiesti: difficilmente il valore di una licenza acquistata 20 anni fa oggi è rimasto lo stesso. 66 le rivendite ordinarie presenti in città.

“L’attività non è più redditizia come un tempo”, commenta Agostino Boschiroli, presidente Confesercenti. “Si corrono notevoli rischi, occorre esporsi economicamente nei confronti dello Stato anticipando i soldi. Inoltre è un’attività che richiede grande impegno e certamente la qualità della vita ne risente”.

Rigide le norme stabilite dai Monopoli che regolano nuove aperture, a cominciare dalle distanze: 300 metri nei comuni con popolazione fino a 30.000 abitanti; 250 in quelli fino a 100.000 abitanti; 200 nei comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti. Nei Comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti inoltre non è consentita l’istituzione di una nuova rivendita qualora sia stato già raggiunto il rapporto di una rivendita ogni 1.500 abitanti, salvo che la rivendita ordinaria più vicina già in esercizio risulti distante oltre 600 mt. Altri divieti di nuove aperture riguardano inoltre il giro d’affari (fa da parametro la produttività delle rivendite più vicine).

g.biagi

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