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Rischia di chiudere il museo
del lino di Pescarolo: il Comune
non contribuirà più alle spese

E' uno dei primi musei etnografici della provincia e testimonia un pezzo importante di vita economica e sociale cremonese. Ieri l'assemblea dei soci ha preso atto, contestandola, della decisione del Comune di cessare il contributo per il funzionamento.

Non è sufficiente essere stato il primo museo etnografico della provincia di Cremona, e l’essersi via via arricchito di oggetti che hanno fatto la storia economica e sociale del territorio, che per decenni ha ruotato attorno al baco da seta e alla produzione del filato del lino. Ora il Museo del lino di Pescarolo rischia di chiudere perchè il Comune sta dando attuazione alla delibera del consiglio comunale del 20 luglio scorso che approvava la “revoca dal 2018 del pagamento, da parte del Comune, delle spese di funzionamento”. Ieri l’assemblea dell’associazione che gestisce il museo ha deciso all’unanimità (32 presenti) di opporsi al Tar contro la decisione dell’amministrazione, dopo che la presidente Stefana Mariotti – ex sindaco e da sempre tra le maggiori sostenitrici del Museo – ha illustrato la situazione che si è venuta a creare. In pratica, il blocco dei contributi significa arrivare alla chiusura del Museo, non essendo lo stesso in grado di provvedere autonomamente. La discussione dei partecipanti all’assemblea ha fatto emergere preoccupazione e sconcerto, sono state avanzate critiche all’amministrazione comunale che non ha voluto impegnarsi in un progetto che dà lustro al paese e non solo. Ci si è chiesti anche fino a che punto i residenti del paese abbiano a cuore questa istituzione, che proprio di recente, a inizio settembre, è stata destinataria di un contributo regionale destinato ai piccoli musei, di 3000 euro, mirato al restauro e conservazione dei circa 500 manufatti custoditi.

Il Museo del Lino, fondato da Casimiro Becchi negli anni Settanta del secolo scorso, è stato inaugurato, nella sede e con l’allestimento attuale realizzato da Fabrizio Merisi, nell’aprile 2004. E’ gestito dall’associazione Museo del Lino che è anche proprietaria dei beni. Aderente alla rete museale lombarda Rebel (Rete dei Musei e dei Beni Etnografici Lombardi) è una delle eccellenze museali della regione, con i suoi oltre 9000 oggetti per la lavorazione del lino, dalla semina alla tessitura, e tessuti di grande pregio perfettamente conservati. Attraverso le sue collezioni, il Museo racconta la vita del mondo contadino della pianura prima dell’avvento della meccanizzazione agricola.
Modi di vita, sistema produttivo, lavori che, immutati per secoli, sono scomparsi e dimenticati. L’esposizione si articola in varie sezioni: il lino dal seme alla tessitura; il baco da seta, dalla coltura nelle case contadine fino alla trattura del filo; la conservazione e cottura del cibo, con una collezione di recipienti in terracotta invetriata per la conservazione di carne, verdure, uova e per la cottura; i tessuti, testimonianza di uno stile di vita, con particolare riferimento all’infanzia e all’educazione delle bambine; il lavoro contadino, con attrezzi del lavoro e oggetti della vita quotidiana.

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