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I clienti: 'Come compravamo
la droga. Si spacciava vicino
alla Casa dell'accoglienza'

Sfilata di giovanissimi clienti, 16 anni il più piccolo, 38 il più grande. Il processo è nei confronti di Endurance Yare, un nigeriano di 25 anni, richiedente asilo, ospite della Casa dell’accoglienza, arrestato lo scorso febbraio per spaccio di droga. LE TESTIMONIANZE DEI RAGAZZI

Sfilata di giovanissimi clienti, 16 anni il più piccolo, 38 il più grande, questa mattina in aula davanti al collegio presieduto dal giudice Giuseppe Bersani con a latere i colleghi Francesco Sora e Giulia Masci. Il processo è nei confronti di Endurance Yare, un nigeriano di 25 anni, richiedente asilo, ospite della Casa dell’accoglienza, arrestato dai carabinieri lo scorso febbraio per spaccio di droga. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Francesco Messina, il nigeriano, aiutato da un interprete, in quanto parla solo inglese, avrebbe venduto hashish ai ragazzi nei pressi della Casa dell’accoglienza, vicino al parco del Vecchio Passeggio, oppure a pochi metri dalla scuola media Campi. Durante le indagini, il telefono dell’imputato, difeso dall’avvocato Gianluca Monti, era stato intercettato ed erano emersi i contatti con i giovani che sono stati chiamati oggi a testimoniare. “Alla Casa dell’accoglienza si sa che fanno quelle cose”, ha detto Gianluca, uno dei ragazzi. “Alla Caritas ci sono un sacco di spacciatori, tanti pusher, non è che li puoi conoscere tutti”, ha riferito invece Simone. Il processo è stato aggiornato al prossimo 14 novembre per sentire altri sei testimoni: quattro acquirenti e due inquirenti. Uno dei clienti avrebbe dovuto testimoniare oggi, ma non si è presentato e agli uffici non è arrivata alcuna giustifica. Nei suoi confronti è scattata una sanzione di 150 euro da versare alla cassa ammende. Intanto Endurance Yare resta in carcere. Al termine dell’udienza, il suo avvocato aveva chiesto al collegio una misura meno afflittiva, avendo la possibilità di risiedere in un alloggio, ma i giudici, nonostante il parere favorevole del pm, hanno rigettato l’istanza della difesa, ritenendo che sussistano ancora le esigenze cautelari.

LE TESTIMONIANZE:

Il primo ad essere sentito è stato un 25enne indiano: “Sono andato dall’imputato per prendere da fumare. Da fine 2016 a inizio 2017 ho acquistato hashish da lui per quattro, cinque volte, e pagavo dieci euro ogni volta. Lo chiamavo al cellulare, il suo numero me l’aveva dato un altro ragazzo. Ci vedevamo vicino al parco del Vecchio Passeggio”.

È poi toccato al ragazzo più giovane, 16 anni, cremonese. Il minore ha ammesso di aver fatto uso di hashish, ma ha sostenuto di non conoscere l’imputato. Alle contestazioni del pm, ha ammesso di aver dato risposte diverse ai carabinieri che all’epoca lo avevano interrogato, ma si è giustificato dicendo di non aver capito cosa gli avevano chiesto gli inquirenti. Come mai allora, dal telefono dell’imputato erano risaliti al numero del testimone? Il ragazzo ha spiegato di aver prestato il telefono ad un amico.

L’amico in questione era il testimone successivo: Luca, 26 anni, cremonese. “Ogni tanto chiamavo l’imputato, mi vendeva il fumo. La cosa è andata avanti dall’estate del 2016, ho comprato droga una decina di volte: mezzo grammo, l’equivalente di dieci euro. Una volta ho usato anche il telefono di un amico”.

E’ stata poi la volta di Marcella e Gianluca, lei 25 anni, lui 22, fidanzati, entrambi cremonesi. “Non nego di aver fatto uso di sostanze stupefacenti”, ha riferito la ragazza. “Facevo anche uso di eroina e cocaina, ma ora non tocco più nulla. Acquistavo hashish da uno di colore, ma non sono sicura che fosse l’imputato. Avevo il numero di cellulare e ci si vedeva vicino al parco del Vecchio Passeggio, oppure in viale Trento e Trieste o davanti alla scuola Campi”.

“Aveva il testa un berretto a cappuccio e veniva a testa bassa”, ha ricordato a sua volta Gianluca. “Alla Casa dell’accoglienza si sa che si fanno quelle cose”. “Ho fatto uso di droga per quattro mesi”, ha continuato il giovane, “mi rivolgevo allo stesso fornitore, ma se è lui (riferendosi all’imputato) è cambiato. Prima era molto magro e senza barba. Ci incontravano a circa sessanta, ottanta metri dall’ingresso della scuola Campi, dove c’è il parco. Pagavo 10/15 euro. Ricordo che ho contattato lo spacciatore anche con il telefono della mia fidanzata, ma di quel periodo ho ricordi offuscati. Ora è da sette mesi che non sto più facendo uso di niente”. All’epoca dell’arresto, Gianluca non aveva identificato subito l’imputato in fotografia. Lo aveva indicato in foto in un secondo tentativo.

Poi è toccato a Simone, 38 anni. Anche lui ha ammesso di aver fatto uso di droga. “A Cremona alla Caritas ci sono un sacco di spacciatori”. In aula, il testimone non ha riconosciuto l’imputato: “Non è che li puoi conoscere tutti, non voglio sembrare razzista, ma per me sono tutti uguali”.

Infine un 18enne di Cremona. “Faccio ancora uso di hashish”, ha detto il giovane. “Non avevo una persona fissa che mi vendeva la droga, dipende da chi trovavo in giro. L’imputato l’ho già visto, una volta avevo comprato da lui del fumo, l’ho conosciuto tramite amici. Un mio amico mi ha dato il numero e ci siamo trovati ad un parco vicino al supermercato Famila”. Il giovane ha detto che rispetto all’epoca dei fatti, l’imputato è ingrassato e che prima non aveva la barba”.

Sara Pizzorni 

 

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Commenti
  • Sorcio Verde

    Dalle testimonianze emerge che la casa dell’accoglienza è un luogo di spaccio, con numerosi pusher dove anche i ragazzini vanno perché sanno che si possono rifornire di sostanze illecite.
    Mi chiedo perché le autorità non chiudano definitivamente questo luogo come si è fatto recentemente con alcuni i bar in città.

    • Mirko

      Non la chiudono perché ci guadagnano … È giusto tenerla aperta ma va utilizzata per persone che ne hanno veramente bisogno…prima i cremonesi e italiani in difficoltà che c’è ne sono parecchi….e poi se ci sono posti letto anche a immigrati regolari non sedicenti profughi o fancazzisti

  • Simone

    Bella città di drogati… questo è perché non c’è un emerito ciufolo da fare per i ragazzi se non qualche manifestazione 2/3 volte l’anno!!

  • Gianluca

    Come scrivevo ieri su analogo servizio, a guardarci dentro bene, il Don resterebbe disoccupato. D’altronde se nulla hanno da fare il modo più spiccio per racimolare qualche cosa è lo spaccio, dal momento che i clienti non mancano. Lavorare richiede impegno e fa faticare, per spacciare non servono titoli. Comunque a tutti quelli fino ad ora arrestati si compra un biglietto aereo o di traghetto e via per sempre. Ne abbiamo già abbastanza dei nostri.

  • luciano1956

    Chiudetela quella casa!