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Reparto di Nefrologia
dell'ospedale di Cremona:
'Esempio di buona sanità'

E' la testimonianza di un paziente, nel caso specifico un medico molto conosciuto in città, Marco Emilio Arisi, che si è trovato ricoverato nella struttura cittadina: "un gran bell'esempio di come si deve prendere in carico il paziente cronico - dice - nella sua complessa situazione patologica ma soprattutto nella sua inalienabile realtà umana".

Quando si parla di sanità e ospedali in Italia lo si fa spesso purtroppo in termini negativi. Arriva però da un medico, nella veste di paziente, una testimonianza che va decisamente in controtendenza e che è relativa all’Ospedale di Cremona. A documentare la sua esperienza da “ricoverato”, assistito con competenza, professionalità e umanità presso il nostro ospedale, è il dottor Marco Emilio Arisi, medico di base molto conosciuto in città, che si è trovato ad essere ricoverato nel reparto di Nefrologia.

“Credo sia indispensabile e bello far sapere che esistono davvero dei begli esempi di buona Sanità – scrive – . Sono un medico di medicina generale che ha avuto la disavventura di ritrovarsi dopo anni di nefropatia per malattia autoimmune al quinto stadio di insufficienza renale e di conseguenza nella necessità di sottopormi a emodialisi. Voglio quindi testimoniare in modo diretto la mia esperienza di paziente acuto pur essendo del mestiere.

Sin dal primo giorno, l’otto agosto scorso, la Nefrologia dell’Ospedale di Cremona mi ha preso in cura per un percorso che è durato giornalmente (5 ore al giorno) sino ad oggi, giorno in cui mi ha messo nella condizione di provvedere autonomamente alla terapia dialitica domiciliare. E’ stata un’esperienza sicuramente dura, ma agevole per le continue cure e commoventi attenzioni.

Voglio testimoniare – prosegue il dottor Arisi – dell’ambiente lavorativo veramente splendido che ho vissuto assieme ad altre centinaia di pazienti che ogni giorno vengono presi in carico da questa struttura.

Il Primario Dottor Malberti deve essere orgoglioso di tutto il suo staff, medici, infermieri, operatori socio sanitari che collaborano splendidamente a far sentire i pazienti come fossero familiari degli stessi.

Un plauso alla Dottoressa Pecchini che ha seguito quotidianamente il sottoscritto così come tutti gli infermieri che quotidianamente ingaggiavano la dura battaglia di acciuffare le mie fistole artero venose.

Un grazie sincero, sentito e meritato alla infermiera Signora Lucia Balconi che ci ha istruiti alla emodialisi domiciliare. Ringrazio la mia infermiera Lucia Manini e mia figlia Mirella che con me hanno imparato.

Questo reparto è davvero un gran bell’esempio di come si deve prendere in carico il paziente cronico, nella sua complessa situazione patologica ma soprattutto nella sua inalienabile realtà umana. Il paziente diventa quindi protagonista del percorso di cura, cosa che ho personalmente provato quando di fronte alla oggettiva difficoltà di reperire un valido accesso artero venoso, tutto il personale, a rotazione, partecipava per evitare di fare errori il giorno successivo che possono costare la serenità del malato. E questo – conclude – non l’ho mai visto in nessun altro reparto pur avendone frequentati da studente e da medico moltissimi. Complimenti più sinceri dunque ad un fiore all’occhiello del nostro Ospedale”.

 

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