Commenta

Biloslavo agli studenti:
'Giornalista di guerra per
vivere una vita spericolata'

Si è svolta sabato 18 novembre la penultima conferenza del ciclo “Reporter di guerra” organizzato dagli studenti Simone Bodini, Valeria Carlino ed Enrico Galletti in collaborazione con l’Associazione Ex Alunni del Manin. Protagonista, Fausto Biloslavo che ha raccontato i suoi 35 anni di carriera da reporter. Una carriera sognata leggendo libri di avventura e di guerra, costruita sulla volontà di seguire i propri sogni e su quella di non arrendersi. Di non arrendersi mai, neanche quando ci si trova di fronte alla morte. Nel 1987 Fausto perde l’amico Almerigo Grilz, ucciso in Mozambico durante un reportage. La realtà gli mostra l’orrore della guerra e il coraggio che lui deve essere disposto ad avere se ama questo mestiere. Il coraggio che serve ad un giovane ancora inesperto, che serve ad un amico, che serve ad un marito e padre. Fausto parla di determinazione, destino e fortuna. Tanta fortuna. La fortuna che lo ha accompagnato nel primo reportage nel 1982, a vent’anni, in Libano. Qui Fausto è l’unico fotografo a trovarsi faccia a faccia con il leader palestinese Yasser Arafat e a fotografarlo. Nel 1987 rimane prigioniero in Afghanistan per sette mesi. Negli anni Novanta è inviato in Jugoslavia, dove segue tutte le guerre, i massacri, i genocidi. Nel 2011 è l’ultimo giornalista italiano ad intervistare Gheddafi prima del suo assassinio.
Attraverso le sue testimonianze, Fausto Biloslavo racconta la sua estrema ricerca della verità, per far conoscere realmente la quotidianità di chi ogni giorno vive la guerra: la “normalità” di un padre che in Siria ogni mattina rischia la vita per andare a comprare il latte per i suoi bambini. Nel 2013 Fausto Biloslavo è tra i fondatori del blog “Gli Occhi della Guerra”, a cui collaborano diversi reporter di guerra del panorama nazionale. Essere “gli occhi della guerra”, significa far conoscere non solo le situazioni politiche dei paesi in conflitto, ma anche il modo in cui queste si ripercuotono sulla società e quindi raccontare davvero le storie di chi le vive.
Sabato 2 dicembre, alle 16,30 in sala Puerari del Museo Civico, quarto ed ultimo incontro del ciclo “Reporter di guerra”, dal titolo “Le trincee dimenticate: Kiev e i filorussi tra bombe e indipendenza”, con ospiti il giornalista Andrea Sceresini e il fotografo Alfredo Bosco.

Valeria Carlino

© Riproduzione riservata
Commenti