Un commento

Argine, sì alla caccia. Il sindaco
di Gerre: 'Precedente pericoloso,
valutare ricorso in Cassazione'

Sulla recente decisione della corte d’appello di Brescia che ha accolto il ricorso di un cacciatore, stabilendo che si può cacciare sul pezzo di argine appena fuori la località di Bosco ex Parmigiano in quanto strada privata e dunque non soggetta ai divieti di caccia, è intervenuto il sindaco di Gerre de’ Caprioli Michel Marchi. Sono a fianco del presidente della Provincia Davide Viola e del comandante della polizia provinciale Mauro Barborini, in quanto ritengo che abbiamo agito nell’interesse e nella tutela del territorio. Il primo cittadino si è detto “a fianco del presidente della Provincia Davide Viola e del comandante della polizia provinciale Mauro Barborini”, e ha proposto di “coinvolgere amministratori e sindaci interessati da questi transiti, affinché si valuti insieme il ricorso in Cassazione”.

“Ho letto con attenzione ed apprensione la sentenza della corte di Appello di Brescia che ha sostanzialmente stravolto quanto deciso dal Tribunale di Cremona”, ha scritto Marchi in una nota. “Premetto che non ho nulla contro chi pratica l’attività venatoria o contro le Associazioni che tutelano questa categoria, quello che però mi preoccupa è il precedente giurisprudenziale creato da questa ultima decisione dei Magistrati, ovviamente nel rispetto del ruolo. Parlo ovviamente da Sindaco, ovvero autorità di pubblica sicurezza, tra l’altro direttamente interessato in quanto il fatto incriminato si è svolto in territorio comunale di Gerre de’ Caprioli, nonostante la sanzione sia stata comminata dalla Polizia Provinciale.  Parlo però anche da Sindaco che ha a cuore il patrimonio turistico, l’unico in vero, di cui dispongo, ovvero gli argini e il fiume, con l’indotto che essi trascinano”.

“Gli argini del Po”, si legge nella nota, “sono indiscutibilmente, da sempre, meta di turismo ciclabile, sportivo e del tempo libero. Attirano residenti ed avventori, e sono frequentati tutto l’anno senza interruzioni. Fatevelo dire da chi come me abita praticamente a ridosso di uno di questi. La convivenza tra i fruitori ed i mezzi di sicurezza autorizzati al transito, in particolar modo Polizia Idraulica e protezione civile, non ha mai generato problemi. Possiamo dire che la ‘consuetudine è diventata convenzione’”.

“La sentenza del Tribunale di Cremona”, secondo Marchi, “aveva segnato un passo importante limitando l’attività venatoria a 150 metri dagli argini, imponendo una revisione del piano faunistico (già effettuata peraltro), a mio avviso tutelante per tutte le realtà coinvolte, anche in virtù delle difficoltà che la Polizia Provinciale ha nel controllo del territorio a causa dei tagli imposti all’Ente. Ritengo, a tal proposito, che una convivenza civile e rispettosa di tutti in queste aree sia possibile e sostenibile.
Oggi però si crea un precedente, a mio avviso, pericoloso e che rischia di tradursi in eventi che possano minare la sicurezza delle persone. In coscienza, non mi sentirei sicuro nel consigliare una passeggiata sull’argine con il rischio di essere impallinati”.

Il sindaco, nella nota, ha voluto sottolineare le “evidenti incongruenze che si desumono da questo ultimo provvedimento”:
“In primis il transito nelle cosiddette strade private, o in gestione. Gli argini, o le rampe di accesso, sono spesso privati o in concessione ad AIPo, che comunque è una agenzia pubblica che gestisce il Demanio. E’ pur vero che spesso ci sono cartelli che inibiscono l’accesso ai non autorizzati ma non mi pare si possa escludere in toto un modus operandi consolidato nel tempo, considerando inoltre che la fruibilità delle sommità arginali, è totalmente leggera, quindi senza rischi per la stabilità degli argini e la loro funzionalità nel tempo.

C’è poi il tema delle eccezioni inconsapevoli: faccio presente infatti che sugli argini maestri è previsto il transito della Ven.To, la ciclovia più importante d’Italia. Sul sito ufficiale è possibile vedere come il tracciato si snodi proprio su quelle strade. Qualche settimana fa il Ministro Delrio li ha percorsi in bicicletta e sicuramente non avrebbe gradito l’impallinamento.

La legge Regionale 10/2009 (art. 6 Comma 6), applicata nella DGR 4229/2015 prevede per gli Enti Pubblici la possibilità di avere in concessione gli argini per “fruizione turistica” (misura T.3), procedura che il Comune di Gerre sta portando avanti con gli uffici regionali proprio in queste settimane. Se tale concessione fosse confermata, come ci si dovrebbe comportare essendo concessionario l’Ente comunale e non più AIPo?

Per tutte queste ragioni sollecito gli enti sovraordinati, Stato e Regione Lombardia, affinché si ponga rimedio a questa falla normativa che permette le più disparate ma legittime interpretazioni giurisprudenziali”.

“Sono a fianco del presidente della Provincia Davide Viola e del comandante della polizia provinciale Mauro Barborini”, conclude il sindaco, “in quanto ritengo che abbiamo agito nell’interesse e nella tutela del territorio.
Propongo a loro di coinvolgere gli amministratori e Sindaci interessati da questi transiti, affinché si valuti insieme il ricorso in Cassazione, costruendo una vera e propria class action pubblica a tutela del patrimonio turistico di cui disponiamo, e al quale nessuno credo sia disposto a rinunciare”.

Il sindaco di Gerre

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Commenti
  • dapicus

    assolutamente cassazione è noto di fatto che a Brescia la situazione caccia spadroneggia coinvolgendo istituzioni e commercianti al punto da divenire l’unica provincia italiana senza zone di interdizione alla caccia salvo il lago di Garda… ( ,,,)
    Sentenza che dimostra ancora una volta la parzialità dei giudici nei confronti di una pratica incivile ma influente anche per essi per solo questo motivo.