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Tamoil, slitta l'udienza. Si
attende la Corte Costituzionale
sui tempi della prescrizione

Avrebbe dovuto essere discusso domani in Corte di Cassazione il caso Tamoil, ma l’udienza è slittata in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale relativamente ad una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla stessa IV sezione della Suprema Corte sui tempi di prescrizione per il delitto di disastro colposo.

Il 20 giugno del 2016 la corte d’assise d’appello di Brescia, pur confermando l’inquinamento, aveva emesso una sola condanna per disastro ambientale colposo nei confronti del manager Enrico Gilberti, condannato a tre anni di reclusione. Tutti gli altri imputati erano invece stati assolti. Confermati per le parti civili i risarcimenti decisi in primo grado, compreso il milione di euro a titolo di provvisionale per il Comune.

I dubbi di costituzionalità sono sorti dal fatto che il termine prescrizionale per il delitto colposo finisce per essere uguale a quello più grave di delitto doloso. Il medesimo termine prescrizionale, tanto per l’ipotesi colposa del reato di disastro ambientale quanto per la corrispondente ipotesi dolosa, ha posto in rilievo la questione di legittimità costituzionale sotto il profilo della ragionevolezza previsto dall’articolo 3 della carta costituzionale.

A questo punto la Corte Costituzionale potrebbe decidere in favore della prescrizione per il disastro colposo, oppure considerarla pari all’ipotesi dolosa, e quindi con i tempi di prescrizione raddoppiati.

Una eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma sul raddoppio del periodo di prescrizione avrebbe come effetto quello di estinguere il reato di disastro colposo per il quale Gilberti è stato condannato. A meno che la Suprema Corte decida di accogliere il ricorso della procura generale che chiede la condanna per avvelenamento delle acque, in concorso con il reato di disastro ambientale doloso, per tutti i cinque manager della Tamoil: oltre a Gilberti, Giuliano Guerrino Billi, Mohamed Saleh Abulahia, Pierluigi Colombo e Ness Yammine, l’unico, quest’ultimo, ad essere stato assolto anche in primo grado (nel processo, le difese sono rappresentate dagli avvocati Carlo Melzi d’Eril (con il collega Riccardo Villata nella difesa di Gilberti), Simone Lonati per Mohamed Saleh Abulaiha e Giacomo Lunghini per Ness Yammine).

Qualunque sia la decisione, dovrebbero comunque essere salve le statuizioni civili, visto che la probabile estinzione del reato sopraggiungerà dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado (gli avvocati delle parti civili sono rappresentati dall’avvocato Alessio Romanelli per il Comune, dai colleghi Gian Pietro Gennari e Claudio Tampelli per Bissolati, dall’avvocato Vito Castelli per Flora e dai legali Annalisa Beretta e Marcello Lattari per il Dopolavoro ferroviario).

La decisione della Corte Costituzionale è attesa a breve.

Sara Pizzorni

I legali di parte civile

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