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Il ct dell'Italvolley ed ex
coach Pomì Mazzanti oggi
in visita a Casalmaggiore

il ct Mazzanti con coach Lucchi

Il CT della Nazionale Italiana Davide Mazzanti, ex allenatore della Pomì nella stagione 2014/2015 ha assistito oggi, giovedì 25 gennaio, all’allenamento delle rosa in Baslenga.
Il coach di Fano è occupato in un tour che toccherà tutte le società che partecipano alla Samsung Galaxy Volley Cup Serie A1 Femminile, parlerà con tutti gli staff tecnici e con le giocatrici alle quali illustrerà le iniziative estive della Nazionale. Oggi è stato il turno della VBC Pomì Casalmaggiore in quella Baslenga che tante soddisfazioni ha regalato a Mazzanti. Il CT ha incontrato prima lo staff tecnico soffermandosi soprattutto con coach Cristiano Lucchi, colloquio che poi è proseguito anche in palestra, ha parlato poi con le giocatrici e, scesi tutti sul campo da gioco, si è seduto ad assistere alla sessione giornaliera tenuta dal coach di Cesenatico.
Terminato l’allenamento della Pomì, il CT ha salutato le ragazze del Joy Volley e poi si è recato a Viadana per portare un saluto alle ragazze della U16 e dell’U18 del Viadana Volley.
“Mi ha fatto piacere vedere Davide – dice coach Cristiano Lucchi – quindi confrontarmi con lui su quello che è l’andamento di questo Campionato e valutare insieme anche la nostra stagione.  E’ rimasto per tutto l’allenamento e ha potuto vedere quelle che sono le nostre caratteristiche di squadra in situazioni di gioco particolari valutando di conseguenza anche tutte le giocatrici italiane di cui la Pomì dispone. Apprezzo questo tour che Davide sta compiendo in vista di quelli che sono gli impegni Federali estivi. Gli faccio un grosso in bocca al lupo per la lunga stagione che lo aspetta in particolare il Mondiale che si giocherà in Ottobre in Giappone.”

Riecco Mazzanti in Baslenga dopo la stagione 2014/2015: Com’è tornare a Casalmaggiore?

R: E’ bello tornare quì, tante sensazioni, rivedere il muro con le firme dello scudetto, la sala riunioni…il rammarico di quell’anno è che non ci fosse qualcuno di fianco a noi che avesse scritto tutto quello che è capitato. E’ stato scritto un libro bellissimo su quello scudetto e devo dire però che personalmente avrei voluto vicino a me qualcuno che scrivesse tutte le emozioni e gli aneddoti legati alle ragazze e allo staff che sono successi e che hanno segnato poi un risultato incredibile e un percorso indimenticabile.

D: Dopo una grande carriera da allenatore di club ora sei diventato il CT della Nazionale. Spiegaci un po’ il tuo ruolo al di fuori delle partite.

R: Quello che faccio d’estate è identico a quello che si fa in un Club, anche se il Collegiale è un po’ diverso rispetto ad una squadra..stare a contatto tutti i giorni, mangiare e dormire tutti i giorni tutti nello stesso posto non è semplice, ma per il resto la gestione è la stessa. La differenza grossa l’ho vista dopo l’Europeo: oltre ad essere il capo allenatore della Seniores sono anche il Direttore Tecnico, quindi come direzione tecnica all’inizio ho fatto un po’ di fatica perchè fisicamente mi mancava la palestra. Quando mi alzavo la mattina mi dicevo “e adesso?” ..eh adesso non puoi allenare..il primo mese è servito per l’adattamento in questa sensazione di mancanza della cosa che sei abituato a fare, preparare l’allenamento, studiare ecc.. però devo dire che adesso mi sta affascinando molto perchè, è vero che non posso allenarmi a fare l’allenatore ma posso studiare come nessun allenatore può fare. Il tempo che ho e il fatto di non avere stress e soprattutto di non avere l’incombenza della partita mi permettono di fare un’analisi delle tecniche e delle tattiche delle squadre a livello internazionale e quindi abbiamo iniziato a prendere spunto da quelli che sono gli sport individuali come per esempio il tennis, la scherma ecc..per studiarne alcune tecniche che possono essere assimilabili e riproducibili alla tecnica della pallavolo, il secondo grande lavoro è stato quello di organizzare i processi selettivi e riportare un’idea di gioco un po’ diversa. Qui a Casalmaggiore ho iniziato a giocare con un’idea di gioco che poi ho portato avanti che era quella dei quattro attacchi e credevo che fosse una cosa solo per l’alto livello, invece poi mano a mano ho capito che questa cosa era didattica per le giovani così stiamo cercando di portare questa cosa in giro anche a livello giovanile con risposte importanti, è stata una bella scoperta e una bella sfida, un modo di allenare tipo quello che Velasco aveva spinto al tempo, individuare le parole chiave per allenare le tecniche all’interno del gioco; l’ultima cosa, sto portando avanti un lavoro in collaborazione con l’Università di Ancona per riuscire la monitorare l’intensità e il volume di gioco di una giocatrice, studiando accelerometri per monitorare lo sforzo fisico e valutare meglio quello che è il lavoro fisico e in palestra per bilanciarlo al meglio.
D: Secondo te, dai tuoi inizi, quanto sei migliorato come allenatore e quanto ancora ti ha migliorato la Nazionale?


R: Credo che le due cose che mi hanno sempre aiutato a fare il salto di qualità sono stati gli schiaffi e i periodi in cui potevo confrontarmi. Gli schiaffi sono stati, per esempio, l’esonero di Piacenza, quello era un periodo in cui, dopo lo scudetto di Bergamo, mi ero un pochino perso e devo dire che quel momento mi ha fatto capire quanto mi piaceva stare in palestra e quanto mi dava fastidio stare a casa. Lì ho iniziato a lavorare tanto su di me, a farmi affiancare da una psicologa, da un mental coach che mi affianca da quando ero qui a Casalmaggiore, per aiutare a capire chi sono e a come relazionarmi. L’altra cosa che mi ha fatto fare uno step sono stati gli anni di Club Italia, i primi, ora sto facendo un periodo di Club Italia più intenso rispetto agli altri perchè il fatto di avere il tempo di analizzare le tecniche ti da la capacità di andare in palestra e vedere più cose ed essere più capace di intervenire e capire, e questa è la cosa più importante secondo me, che l’allenatore deve avere due caratteristiche: essere un visionario, cioè vedere dove le ragazze non vedono per dare loro la capacità di fare qualcosa che ritengono impossibile…e credo che l’anno di Casalmaggiore sia stato molto allenante in questo, e poi l’altra cosa è che piano piano ho iniziato ad ascoltare di più le giocatrici, capire cosa sentono, di cosa hanno bisogno e soprattutto di trovare insieme a loro la soluzione ai problemi. Se penso ai primi anni di Bergamo non faccio più nulla di quello che facevo allora..ma è un’evoluzione che non finirà mai per come sono io.
D: Sei in tour per le squadre di A1, su cosa sono mirate queste tue visite?


R: Voglio presentare il progetto dell’estate, perchè è un progetto più allargato rispetto all’anno scorso, anno nel quale ho tenuto in convocazione 18 persone, quest’anno invece saranno 18 fisse in seniores, l’anno scorso erano 16, più un altro gruppo parallelo, che abbiamo chiamato “Under 2020” in funzione di Tokyo che sarà il gruppo Juniores più un altro gruppo di Seniores che faranno l’attività estiva compresi i Giochi del Mediterraneo e lavoreranno in parallelo sia come tempi che come metodo in modo che, nel caso di eventuali cambi, le ragazze possano trovare lo stesso metodo di gioco.
D: Hai incontrato anche alcune squadre giovanili oggi. Com’è parlare con giocatrici professioniste e poi relazionarti con le giovanili?

R: Credo che sia importante dare entusiasmo a tutto l’ambiente, compreso tutto quello che sta “sotto” la squadra di A1. Quando ho iniziato a giocare che andavo a Fano e Falconara a vedere l’A1 era bellissimo avere squadre di riferimento e questa è una cosa da sfruttare, così quando vado nelle Serie A1 non mi dimentico di quello che ha dato a me così voglio dare una spinta in più all’ambiente visitando anche le giovanili in modo che sempre più persone vogliano iniziare a giocare a pallavolo

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