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Fresu e I Virtuosi Italiani
accendono ed entusiasmano
il pubblico dell'Auditorium

Le prime note della tromba di Paolo Fresu si propagano nell’aria, e l’atmosfera immediatamente cambia, si fa rarefatta. Il pubblico quasi trattiene il fiato, mentre il suono degli archi si innalza tra le alte volte dell’auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino, che martedì sera ha ospitato il concerto dell’artista sardo, esibitosi insieme alla straordinaria ensemble d’archi I Virtuosi Italiani.

Un repertorio straordinario eseguito mirabilmente, con brio, entusiasmo e partecipazione, che ha acceso ed entusiasmato il pubbico, che non è stato avaro di ovazioni. A partire dal Contrapunctus 1 di Johann Sebastian Bach, da “L’Arte della Fuga”, che ha lasciato il pubblico con il fiato sospeso fin dalle prime note.

Molto vari i brani in scaletta, ma sempre tutti ricchi di brio e di allegria, alcuni per archi e tromba, altri solo per archi. Da Massimo Colombo a Richard Galliano, da Arcangelo Corelli a Daniele Di Bonaventura, passando da pezzi dello stesso Fresu, a Francesco Geminiani, all’intramontabile Claudio Monteverdi. E ancora, Jean-Michel Giannelli, Michael Nyman, Uri Caine, per concludere in bellezza con Georg Friedrich Händel.

Non sono mancati i bis, tra cui una ballata dello stesso Fresu scritta per la morte del regista Fellini. “Quella mattina lessi sul giornale dalla morte di Fellini e mi venne in mente questo brano, che scrissi durante il tragitto in treno tra Firenze e Bologna” ha raccontato l’artista al pubblico dell’auditorium. “All’epoca ci si impiegava un’ora e mezza. Oggi, con la FrecciaRossa che ci mette mezz’ora, non avrei avuto il tempo di scriverlo”.

Fresu ha ricordato il suo legame con Cremona, “una delle prime città in cui sono stato al di fuori della mia Sardegna”. Una città con cui mantiene un legame affettivo forte. “E’ per me un onore esibirsi qui, in questo Auditorium, dove l’acustica è una delle migliori al mondo” ha concluso.

lb

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