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Peculato: il capo dei vigili di
Sospiro si difende: 'Accusato
da subito, ma nessuna prova'

Nella foto, da sinistra il comandante Gerevini con il suo avvocato Curatti

“Sono stato accusato da subito, ma contro di me non ci sono prove”. All’indomani della notizia della richiesta di rinvio a giudizio e del procedimento davanti al gup, il comandante dei vigili di Sospiro Massimo Gerevini prende la parola e si difende dall’accusa di peculato che lo vedrebbe responsabile di essersi intascato il denaro delle contravvenzioni per un ammontare di 42.814 euro. Per la procura, che gli contesta anche la falsità materiale commessa da pubblico ufficiale e la falsità di documenti informatici, sarebbe lui il responsabile degli ammanchi delle multe al codice della strada e delle contravvenzioni elevate ai commercianti durante il mercato per occupazione di suolo pubblico.

Ma Gerevini, 59 anni, da 35 in servizio presso i vigili di Sospiro, durante i quali, come ha fatto notare il suo legale, “non c’è mai stato alcun problema o alcuna sbavatura”, non ci sta, e passa al contrattacco. “Mi sono cadute addosso delle colpe solo perchè ero il responsabile dell’ufficio”, ha detto Gerevini, che ha sostenuto di essersi trovato sospeso “dall’oggi al domani senza una spiegazione”. Delle irregolarità relative ai pagamenti dei verbali delle infrazioni ci si era accorti nel 2013 nel corso di un controllo interno effettuato mentre il comandante era in ferie. “Quando sono tornato ho continuato tranquillamente a fare il mio lavoro”, ha spiegato Gerevini, “fino a quando mi hanno sospeso senza chiedermi nulla e decurtandomi il 50 per cento del mio stipendio”. La sospensione nei suoi confronti era stata subito impugnata ed ora si attende la pronuncia della Cassazione presso la quale è stato fatto ricorso.

“Ora aspetto che la giustizia faccia il suo corso”, ha continuato il capo dei vigili di Sospiro, “ma di sicuro c’è un pò di amarezza per l’evolversi di questi fatti in considerazione di tutti gli anni di servizio che ho svolto nel mio paese. Non sono stato trattato bene”. “Non ci sono prove nei confronti del mio assistito”, ha commentato a sua volta l’avvocato difensore Luca Curatti. “In quali momenti, con che modalità e con quali elementi si accusa il mio cliente?”, si è chiesto il legale, che ha spiegato che i fatti di cui Gerevini sarebbe responsabile risalirebbero “ad epoca anteriore e prossima al 28 ottobre del 2013. Tra gli anni contestati c’è anche il 2001, da quando lui tra l’altro non era nemmeno comandante”. Contro Gerevini c’è un corposo fascicolo relativo alle indagini, fascicolo che però, secondo il difensore, “lascia perplessi”. “Ad esempio”, ha spiegato, “c’è un ammanco di 550 euro da un bollettario delle ricevute di pagamento dei verbali contrassegnato nel 2001. Ma come si fa oggi a verificare che nel 2001 mancavano quei soldi?. Non è più denaro visibile, come si fa ad attribuire la sparizione di queste somme al comandante?”. “Fatico a trovare elementi che possano provare la responsabilità del mio assistito dal 2001 ad oggi”, ha aggiunto ancora il legale, che ha pure ricordato che “nel 2013 il perito del Comune aveva evidenziato che il bilancio fosse in ordine”.

Per quanto riguarda le multe per l’occupazione del suolo pubblico, l’avvocato Curatti ha fatto notare che nessuno aveva pagato in contanti e che nell’ufficio dei vigili “chi aveva accesso non era solo il comandante. Altri, come lui, potevano entrare ed accedere alla cassaforte e ai bollettari”.

Nella prossima udienza davanti al gup, fissata al 3 maggio, l’avvocato Curatti ha fatto sapere che non chiederà riti alternativi. “Nè, a maggior ragione, un patteggiamento, ma nemmeno il rito abbreviato. Se sarà necessario si andrà a dibattimento per cercare di approfondire la mole di documentazione e le testimonianze delle persone coinvolte. L’unico modo per chiarire è quello di affrontare un processo e non basarsi solo su quelli che sono gli elementi indiziari acquisiti”.

Sara Pizzorni

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