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Incendio Pioneer, indagini
aperte. Analogie con attacco
anti ogm alla Monsanto

foto Sessa

C’è un’analogia inquietante per l’incendio che ha distrutto il laboratorio della Pioneer DuPont di Pessina cremonese, divampato tra le 3 e le 4 della mattina del 9 marzo, mandando in fumo il laboratorio di ricerca che studia gli ibridi di mais ed altri semi. Quasi un anno fa, ad aprile 2017, un attacco incendiario aveva devastato lo stabilimento Monsanto di Olmeneta, quartier generale dell’altra multinazionale, oltre alla Pioneer, che studia e produce semi ogm. Anche allora le fiamme erano divampate di notte e c’erano volute ore per i vigili del fuoco per averne ragione. In quel caso la firma era apparsa subito chiara: erano state ritrovate quattro bottiglie di plastica incendiarie complete di innesco, alcune delle quali avevano preso fuoco. Fuori dallo stabilimento, la scritta «Bayer-Monsanto matrimonio criminale. No Ogm», in  riferimento alla fusione tra l’azienda americana e il colosso farmaceutico tedesco.

I servizi segreti hanno inserito quell’episodio nella “Relazione sulla Politica dell’Informazione per la sicurezza”, trasmessa nei giorni scorsi al Parlamento. Nel documento si legge come l’attività degli 007 italiani si fosse rivolta verso “l’azione dei circuiti militanti”, che nel 2017 “si è orientata a dare risalto ai legami tra la ricerca e lo sviluppo di sistemi avanzati a fini di difesa e repressione, specie nel Centro-Nord, mediante una narrativa di forte critica nei confronti dell’asserita neutralità della scienza, ritenuta funzionale al mantenimento e all’ulteriore sviluppo del sistema di dominio”.

Solo un’analogia tra i due eventi: per il momento non c’è alcuna conferma di una pista dolosa o anarco-ecologista all’origine dell’incendio di Pessina. I Vigili del Fuoco sono intervenuti in forze, con un mezzo di pronto intervento, un autobotte e un’autoscala da Cremona, un’altra autobotte in supporto da Mantova e con l’ausilio dei volontari di Piadena. “Non si esclude alcuna ipotesi” l’unico commento rilasciato dagli inquirenti. “Sono in corso accertamenti da parte della Compagnia dei carabinieri di Cremona per poter stabilire cause dell’incendio ovvero escludere eventuali responsabilità di terzi”, il comunicato ufficiale dell’Arma. Quello che appare ai fatti è che le fiamme sono partite dal laboratorio e hanno interessato anche gli uffici, ma hanno risparmiato il magazzino dove vengono conservati i semi, grazie alle porte tagliafuoco e al tempestivo intervento del 115. g.biagi

fotoservizio Sessa

 

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