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Concerti all'Auditorium,
emozioni con Branduardi
e Maurizio Fabrizio IL VIDEO

Fotoservizio Sessa

Entusiasmo e grandi emozioni mercoledì sera all’auditorium del Museo del Violino, per il concerto che ha visto il duetto Angelo Branduardi e Maurizio Fabrizio protagonisti di un’esibizione di fortissimo impatto: dalla musica più antica, compreso il “Si Dolce il Tormento” di Monteverdi, ai brani del celebre cantautore, sempre nell’ottica di un’aura colta e quasi esoterica.

Grandi apprezzamenti da parte di Branduardi rispetto alla sala: “Ho girato il mondo per 25 anni ma non ho mai visto nessuna sala come questa” ha detto in apertura del suo concerto, dopo aver eseguito “Polorum Regina” con violino e chitarra, “brano di mille anni fa” ha sottolineato.

Un concerto dall’atmosfera raccolta e intima, quasi sacra, quello che i presenti, compreso il sindaco Gianluca Galimberti e il questore Gaetano Bonaccorso, hanno potuto ascoltare nella splendida sala del museo. Un concerto in cui i musicisti hanno voluto “sottrarre anziché mettere, nel tentativo di far respirare la musica e di farvi avere quello spaesamento che è il primo passo verso l’estasi” ha spiegato ancora Branduardi, prima di lanciarsi nella celebre ballata veneziana del 500 su cui Mozart scrisse diverse variazioni.

Il concerto è proseguito in un’alternanza di canzoni lente e meditative con altre più allegre, dietro l’abile regia della chitarra e del pianoforte di Fabrizio. Grande emozione nell’eseguire “1 aprile 1965”, brano del celebre cantautore, che racconta dell’ultima lettera scritta da Che Guevara alla sua famiglia. Il concerto si è chiuso con un brano reso famoso da Fabrizio de Andrè, Geordie. Ma non sono mancati i bis, tra cui una canzone scritta da Maurizio Fabrizio per Renato Zero, con cui questi vinse un Festival di Sanremo: “I migliori anni della nostra vita”.

lb

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