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Inizia il cantiere di palazzo
Stradiotti, nasce il campus
gioiello della Stauffer

foto Sessa

Un piccolo ma prestigioso campus per l’alta formazione musicale, quello che diventerà il complesso di palazzo Raimondi e palazzo Stradiotti nell’arco – presumibile – di un paio d’anni, tanto quanto durerà il cantiere che sta partendo in questi giorni. Oggi il primo sopralluogo tecnico da parte della proprietà, la Fondazione Stauffer, dei tecnici progettisti,  lo studio di architettura Rossi – Tarabella e dell’impresa Paolo Beltrami che effettuerà i lavori. Un intervento da circa 4 milioni di euro che consentirà di aggregare in un unico luogo i corsi dell’accademia di alta formazione musicale che dal 1985 sta formando i maggiori interpreti contemporanei di strumenti ad arco, sotto la direzione di Salvatore Accardo e di altri grandi maestri. Ma anche un’operazione di recupero architettonico ed urbanistico che toglierà dal degrado un significativo esempio di architettura del tardo Ottocento cremonese, frutto di diversi rimaneggiamenti (il nucleo più antico risale al Quattrocento).

Ad illustrare i lavori, oltre al presidente della Stauffer Paolo Salvelli, il progettista Lamberto Rossi, che ha coordinato un team di professionisti di cui fan parte gli architetti Stefano Corbari e Andrea Treu, la paesaggista Paola Mainardi, il geologo Roberto Mariotti, mentre alle indagini diagnostiche ha lavorato l’ing. Lorenzo Jurina e all’impiantistica l’ingegner Davide Brussone e Francesco Sortino. Salvelli ha sottolineato come il campus consentirà agli studenti di poter avere momenti di socializzazione che attualmente non sono consentiti dalla dislocazione delle lezioni in più spazi, i locali del Pareggiato per i solisti, il teatro Ponchielli per le lezioni di quartetto. “Ma pensiamo – ha aggiunto – anche a rendere vivo il palazzo nei momenti dell’anno in cui non ci sono lezioni, attraverso piccoli concerti e incontri culturali”. Rossi ha parlato delle affinità tra il fare architettura e il fare musica, due diverse forme di interpretazione di un testo, in particolare se si pensa al restauro. Quello che ne deriverà sarà “un piccolo campus di eccellenza, accademia Stauffer e Musicologia, due edifici contigui, separati da due piccoli edifici adibiti a foresteria che faranno da link tra i due principali”. “Inizialmente – ha aggiunto – mi sembrava che gli spazi fossero effettivamente ridotti per quello che si voleva ricavare, ma col tempo mi sono reso conto che questo è il tipo di ambiente ideale per il carattere ‘domestico’ della musica da camera”.


L’impianto principale dell’edificio risale al Cinquecento: è quello che si vede lungo vicolo Raimondi e che si prolunga in via san Martino, dove domina la facciata neoclassica: qui verranno ricavate le aule studio, 10 per i solisti, tre per i quartetti, nella parte di edificio che durante la gestione dell’ex Eca era stata adibita ad alloggi popolari. Altre ali dell’edificio ospiteranno otto aule per la didattica, mentre la parte più interna, sopra il porticato ottocentesco, vedrà una serie di soggiorni, spazi comuni, specificatamente richiesti da Accardo, per fare dell’accademia un ‘luogo di vita’. Nel salone più grande, affrescato, sarà ricavata l’aula magna da 40 – 50 posti. Attenzione è stata posta per garantire la giusta acustica ai singoli ambienti: senza intaccare la struttura muraria, sono state previste delle ‘quinte’ in legno con diversi gradi di fonoassorbenza o di riverbero. E’ stata prevista anche una piccola foresteria, in fondo al giardino, un minialloggio e tre camere doppie e 4 singole, quindi destinate solo a una piccola parte di allievi (un centinaio quelli che frequentano i corsi).

Da ultimo, il giardino ottocentesco: una creazione in linea con lo spirito romantico di uno dei diversi proprietari del palazzo, l’ecclesiastico don Rossi che nel 1842 volle la realizzazione della collinetta con grotta interrata e sovrastata da un tempietto ottagonale, uno degli elementi dal fascino antico dell’area scoperta, oltre al più tardo ‘caffeau’, frutto di un probabile abuso edilizio che tuttavia oggi si integra perfettamente nell’insieme. Il palazzo passò al medico Stradiotti nel 1887 e successivamente all’ex Eca nel 1961. Da qui il passaggio a fondazione Città di Cremona che nel 2015 lo vendette, cessato il vincolo di inalienabilità, alla Stauffer.

g.biagi

fotoservizio Sessa

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